mercoledì 6 aprile 2016

Quella vena di crudeltà che diventa depravazione

Una persona, quando è appena nata, è solo un piccolo esserino che mangia, dorme e fa la cacca; e va avanti così per diversi mesi. Ogni tanto apre gli occhioni scuri e guarda spaesato quelle figure che gli girano attorno ammiccando con fare grottesco. Non si può odiare una creatura così, non si può sopprimere un esserino così. In quel periodo della vita, l'essere umano è decisamente innocente.

Dunque, anche chi oggi stermina centinaia di persone in un sol colpo per convinzioni fanatiche, una volta, è stato una creaturina innocente che passava il giorno a succhiare latte, cacare, dormire; su questo non ci piove.

Supponendo allora che, spiritualmente, quello dell'infante sia uno stato di assoluta innocenza, mi viene da dire che certe anime (troppe) seguono un percorso di depravazione.

D'altra parte il farsi esplodere "a gratis" solo per uccidere decine di persone ignare che fino ad un istante prima stavano semplicemente svolgendo le azioni quotidiane della vita, come fare la spesa o andare a lavoro, è semplicemente contrario al darwiniano istinto di autoconservazione. In generale uccidere persone a caso è pura cattiveria o malattia mentale.

Una volta si uccideva il nemico per appropriarsi del suo territorio e delle sue risorse. Questo era, in linea di principio, coerente con le teorie darwiniane e ha fatto in modo che, per millenni, la guerra fosse sempre vista come un'epica sfida di uomini contro altri uomini. Poi durante la prima e seconda guerra mondiale, a causa dell'inedita letalità degli armamenti figli dell'era industriale, andò perduta gran parte della miglior gioventù; intere generazioni annientate in pochissimi anni dal piombo e dal DDT. Si iniziò così a sospettare che, ormai, la guerra fosse solo una pratica brutale e stupida.

Finalmente, ai giorni nostri, i popoli e le nazioni della terra coi loro linguaggi ed usanze si sono formati e stabiliti su territori precisi. Siamo ai tempi di Internet e della Globalizzazione; abbiamo attraversato le esperienze laiche di Umanesimo, Rinascimento, Illuminismo; ci abbiamo provato anche col Comunismo. Muovere guerra contro altre nazioni non ha più senso, se non per neutralizzare certe forme di fanatismo proprio nelle loro terre di origine, ammesso e non concesso che questo sia sufficiente a debellare la piaga.

Ormai non esiste guerra "santa" o crociata che tenga; l'uccisione di un altro essere umano è soltanto un atto di malvagia perversione, se non perpretato per puro scopo di autodifesa. Dev'esserci allora un percorso di depravazione che porta a quello stato di "killer assetato di sangue" di cui si sente parlare a seguito di molti attentati.

Ebbene, ho visto bimbi attaccare briga per il possesso di un pezzo di pongo, una palla, una sedia o quant'altro di futile. Ho visto bimbi prendersi gioco di altri bimbi più giovani, occhialuti, cicciottelli. Pure io, in certi periodi, ho inferto/subito ferite morali a/da altri bimbi. Non sempre però; in effetti ho visto ambienti in cui tutti i bimbi vivono molto serenamente. Ma basta poco, l'ottusità di un adulto presunto educatore, la frustrazione di qualche bimbo trascurato o figlio di separati, anche l'acidità di qualche bambino rimasto orfano di padre (ahimé, mancanza del duro braccio della legge in casa), la superbia di qualche pargolo viziato... e quella vena di crudeltà, dormiente in ciascun essere umano, viene fuori.

Cosa può accadere allora se vere e proprie istituzioni allevano "esseri umani da macello" esaltando la loro intima crudeltà fin dai primi anni di vita e li stordisce con convinzioni fondate sull'odio e il disprezzo? Il nazzismo funzionò proprio così e sfornò milioni di ottimi combattenti. L'emarginazione stessa nel mondo occidentale può poi far crescere cittadini carichi d'odio nei confronti del mondo in cui essi stessi vivono; da cui i cosiddetti "foreign fighters".

Non stupiamoci allora per tanta violenza gratuita; dietro ad ogni killer c'è un'istituzione, o una condizione di vita, che accompagna un animo infantile attraverso un percorso di depravazione e perversione omicida. Ma tutti siamo provenuti dal grembo materno ed abbiamo passato i primi mesi della nostra vita a ciucciare latte, cacare, dormire... anche il più malvagio degli assassini. Se così non fosse, adesso non saremmo qua.

Pensiamo pure questo se può servirci ad avere compassione per qualcuno che, evidentemente, non ha mai incontrato nessun tipo di Amore nella sua vita che fosse ingrado di portarlo a rispettare la vita stessa.


lunedì 6 aprile 2015

My War

For those who are not privileged, life is simply a war, so that each day is just a new battle. Winning all the battles is impossible, but winning most of them may be necessary to win the war, even if there's always just one final battle: death.

If, near the last battle, you find your self surrounded by plenty of people who love you, probably, you'll be a winner!

So, in the early morning, when you open your eyes at first, never mind the moment of the war you are in... just keep calm and start fighting!

sabato 10 gennaio 2015

A sua immagine e somiglianza

Secondo la Bibbia, libro di riferimento di Ebraismo e Cristianesimo, Dio creò l'uomo a sua immagine e somiglianza, ovvero procreò nel vero senso della parola,  dando alla luce esseri simili a lui e quindi seguendo quelle che oggi definiamo "leggi darwiniane". Creò quindi quelli che tecnicamente si possono definire "suoi figli". Diede all'uomo il dono di una mente e una volontà propria, che doveva poter esercitare grazie alla regola del libero arbitrio.
 
La libertà è difatti un aspetto cruciale dell'essere umano: come era libero Dio, così lo doveva essere l'uomo, appunto per somiglianza con Dio stesso. Servono tuttavia delle regole comuni di buon senso (no coercizioni) per evitare che la libertà degeneri in depravazione lesiva nei confronti del prossimo, ma questa è un'altra storia.
 
Ritornando a bomba, la libertà è un'aspetto fondamentale giacché era inutile che Dio ci facesse dono della coscienza per poi obbligarci a pensare e fare ciò che LUI ci comandava; sarebbe stata una contraddizione in termini, questo lo si fa con le bestie, al massimo (con buona pace degli animalisti). E così, fra l'altro, avremmo dovuto amarlo per NOSTRA scelta, cosa che Dio desidera con tutto il cuore. D'altra parte un bambino abbraccia il proprio padre perché gli vuole bene; non si è mai visto un papà che dice al suo bambino "hei tu, vieni qua e abbracciami", casomai ci sono padri che non saranno mai abbracciati dai propri figli perché non sanno farsi amare; una vera sconfitta che Dio teme, per ciascuno di noi, come tutti i padri della terra la temono per i rispettivi figli.
 
Ora, da tutto questo discorso segue banalmente che negare il diritto alla libertà di pensiero, espressione, culto (o non-culto), gusto politico, gusto sessuale o quant'altro ad una persona, significa negare la sua umanità e quindi, sostanzialmente, equipararla a una bestia. Questa considerazione dovrebbe destare una certa apprensione fra tutti i non-mussulmani della terra dal momento che l'etimologia di "Islam" deriva da "sottomissione" in lingua araba e nel Corano si ordina esplicitamente ai mussulmani di combattere gli "infedeli", equiparati quindi a bestie fin tanto che non si convertono all'Islam stesso o ad altra religione tollerata come il Cristianesimo.
 
Diciamo che, mentre i vangeli parlano di amore e umiltà voltando pagina rispetto alle antiche scritture concepite in tempi di violenza e lotte tribale, l'Islam lascia una porta, anzi una voragine, aperta sulla violenza e l'oppressione, sulla negazione della libertà individuale. Gli islamici devono fra l'altro fare visita almeno una volta a Medina per vedere la Pietra Nera, il ché potrebbe puzzare abbastanza di idolatria e business secolare per la città di Medina. Ma, in fondo, questi sono affari loro, e magari non è proprio così la faccenda.
 
Detto ciò, si può parlare di dialogo inter-religioso? Sì, ma questo non può prescindere da una netta presa di posizione dell'Islam ufficiale contro certe argomentazioni coraniche soggette ad una certa obsolescenza che, dopo umanesimo, rinascimento ed illuminismo, non hanno più ragione di esistere in questo mondo. Ne va del rispetto della dignità umana in quanto l'essere umano è, per definizione, libero e dotato di una propria coscienza; lo è per creazione divina, se proprio lo vogliamo mettere sul piano religioso, cari amici islamici di buona volontà.

domenica 30 marzo 2014

Il mercato del lusso, questo Robin Hood che mette tutti d'accordo

Questo post è apparentemente in contraddizione col pensiero comune di QdVN stesso e di tutti gli altri blog dedicati ai limiti dello sviluppo, tuttavia i risultati che saranno di seguito esposti sono comprovati dalla storia, dai fatti e dalla pura logica.

In principio fu il Comunismo, questa aberrazione dell'umanità perché sopprimeva il sacro Individualismo, biblicamente conosciuto come libero arbitrio, diritto che neppure Dio volle negarci (giacché, senza questo diritto inalienabile, non si può capire chi è buono e chi è cattivo, cioè chi sta da quale parte). Questa terribile ideologia, dunque, negava la possibilità di ricompensa proporzionata al merito e all'iniziativa personale; lo negava in base al principio secondo cui "tutti devono avere ciò di cui hanno bisogno, e ciascuno deve dare secondo la proprie possibilità". Entrambe queste affermazioni sono però molto opinabili perché chiunque potrebbe affermare, ad esempio, di aver bisogno di girare in Ferrari per rafforzare la propria autostima, oppure potrebbe sostenere di non essere adatto a nessun tipo di lavoro in quanto sofferente di qualche tipo di depressione.

La mancanza di qualsiasi riconoscimento economico per le proprie capacità ed il proprio impegno, alla fine, deresponsabilizza, e chi può marca visita. Alla fine il Comunismo regge tuttalpiù qualche decina d'anni se drogato da una buona dose di patriottismo. Non a caso, gloriose culture millenarie sono state annientate dall'appiattimento bolscevico; prima fra tutte quella cinese.

Dall'altra parte abbiamo quindi il Capitalismo. Esso non è neppure contrario al Cristianesimo, stando alla direttiva del buon Gesù di dare a Cesare ciò che è di Cesare, tuttavia esso presenta un piccolo problema tecnico: la moneta circolante ed i capitali tendono ad accumularsi nelle mani di pochi soggetti, i capitalisti appunto.

Si potrebbe quindi stampare altra moneta e riversarla a pioggia sulla gente usandola per finanziare nuove opere pubbliche. Ma anche questa nuova moneta, per gli stessi motivi, si addensa nei ricchi deppositi bancari dei soliti capitalisti. E così all'infinito, fino a che un centesimo della popolazione mondiale possiede capitali sufficienti a comprare 10 mondi, salvo poi accorgersi che il mondo è uno solo.

A questo punto, allora, viene spontaneo dire che, per bloccare tale processo di accumulo infinito,  si potrebbe interrompere la stampa di nuova moneta; ma anche in questo modo l'accumulo continuerebbe, paradossalmente, fino a quando non ci fosse più abbastanza moneta circolante in grado di permettere di fare altro "business". In altre parole, l'economia reale, ormai anemica perché non girano più soldi, non consentirebbe più ai soliti capitalisti di fare altri investimenti che li porti a riscuotere altri interessi ed accumulare ulteriori capitali. E così ci si troverebbe con ingenti capitali nelle mani di pochi mentre, là fuori, la gente sarebbe ridotta a rattopparsi le scarpe. Questo è, in verità, il trend degli ultimi 6/7 anni.

Bisognerebbe quindi convincere i capitalisti a reimmettere liquidità nell'economia reale. Sarebbe bello che lo facessero spontaneanente per beneficienza, ma alla fine sempre soldi loro sono! E sono proprio quei soldi che gli permettono di distiguersi in mezzo agli altri e di stare al di sopra degli altri. Pensiamoci bene: nessun problema per arrivare a fine mese, casa al mare e in montagna acquistata in contanti, parco auto di soli SUV, 2/3 vacanze esotiche all'anno, cena di pesce al ristorantino esclusivo nel fine settimana, etc etc. E tutto questo mentre gli altri ripiegano al discount per risparmiare 10 cent sul pacchetto di pasta. Grandi soddisfazioni!

D'altra parte è un diritto dei ricchi quello di fare la bella vita, perché i soldi sono loro (salvo che siano ladri di qualche tipo, ovviamente), e ne fanno ciò che gli pare! Casomai, un giorno, dovranno risponderne difronte a Dio.

Ecco allora che, se i ricchi vanno al ristorantino, contribuiscono a ridistribuire soldi agli operatori della ristorazione, se acquistano la casa al mare e in montagna sostengono l'edilizia, se fanno vacanze esotiche contribuiscono a dare uno stipendio ad operatori turistici / piloti d'aereo / hostes / ristoratori dei paesi di destinazione / animatori dei villaggi turistici e così via. Anche il mercato dei SUV dà lavoro agli operai di Porsche, BMW, Audi, Volkswagen, peccato che l'abbiano capito solo i tedeschi.

In buona sostanza il mercato del lusso / superfluo / non plus ultra, costituisce l'unico espediente che possa "estorcere spontaneamente" ingenti capitali ai capitalisti. D'altro canto, braccare i più facoltosi per mezzo di redditometri e tasse patrimoniali varie è sostanzialmente deletereo perché non fa altro che spingere i ricchi a godersi i soldi altrove, dove non sono perseguitati dal fisco. In questo modo non contribuiranno mai, o solo in piccola parte, alla tenuta dell'economia nazionale.

In conclusione è inutile ricercare la crescita a tutti i costi, se la Terra non è in grado di sostenerla, ma è altresì sciocco parlare di decrescita felice, perché imporre a chicchessia di vivere col minimo necessario equivale, piaccia oppure no, a parlare di comunismo. L'economia faccia come le pare, cresca o decresca pure in funzione della capacità dell'umanità di ricavarsi nuovi spazi in modo sostenibile, ma per favore non bracchiamo i ricchi e lasciamo che si tolgano qualche sfizio. Questo, fino a prova contraria, è l'unico modo pacifico e non invasivo per togliere effettivamente ai ricchi e ridare ai poveri, proprio come faceva Robin Hood.

domenica 23 febbraio 2014

La TAV, un capro espiatorio a caso



La vita sulla Terra continua, nonostante la crisi col suo strascico di suicidi, nonostante il susseguirsi di governi più o meno tecnici, nonostante il credit crunch, nonostante la disoccupazione irrecuperabile, nonostante tempeste perfette ed alluvioni senza precedenti. Facciamocene una ragione: la vita continua nonostante tutto, a meno che non si ritorni all'Età della Pietra, ma speriamo che questo non accada mai, poiché l'inferno non giova a nessuno, neppure al più insulso e patetico dei perdenti.

Dicevamo allora, la vita continua, e con essa la cementificazione e le opere pubbliche, per quanto la carenza di risorse economiche e di materie prime lo possa permettere. E' quindi curioso questo fenomeno di accanimento di sedicenti ambientalisti contro una sola opera pubblica in particolare. Perché proprio la TAV? Noi di QdVN non vogliamo proprio crederci che non ci siano altre opere monumentali in giro per l'Italia su cui infierire, anch'esse caratterizzate da una dubbia utilità.

E poi, quanto tempo hanno da perdere queste persone che vanno in giro a sabotare cantieri, a sbeffeggiare gli encomiabili celerini, ed a imbrattare i muri? Diciamocelo, hanno tutto il tempo di cui dispone chi non ha niente, ma proprio niente, da fare. Sicuramente non hanno neppure le pulizie di casa una volta alla settimana.

Eh già, perché se uno deve lavorare, fare la spesa alla sera, portare i bambini a scuola, fare le pulizie di casa ed anche un pò di bricolage, oppure studiare e dare esami difficili con voti dignitosi per avere maggiori possibilità di trovare un impiego dopo la laurea/diploma, SICURAMENTE non avrà mai tempo né per andare a manifestare in piazza contro un'opera pubblica inquinante e cementizia come tante altre, né per fare sabotaggi di qualsiasi tipo.

Ecco svelato l'arcano. Tutti questi che protestano sono persone che nella vita non hanno mai avuto e non avranno mai una vera famiglia, dei veri affetti, o qualcosa di proprio da costruire. Sono in sostanza dei falliti, ovvero persone frustrate e turbate che 1) vogliono darsi un certo tono millantando di essere impegnate in qualche improbabile battaglia ambientalistica/sociale, e 2) odiano il mondo che non gli a concesso la possibilità di vivere una vita normale, con una famiglia normale, un lavoro normale (ma questo è colpa loro, anche se non se ne rendono conto), una casa col solito mutuo da pagare per trent'anni, una/uno mogliettina/maritino devota/o, 2/3 figli da accudire etc etc.

Odiano il sistema, quindi tutto ciò che li circonda e che non sia il solito centro sociale o i compagni di spinello/bevuta. Invece le persone che realmente protestano per i propri diritti, o perché sia ristabilito un qualche tipo di giustizia, sono ad esempio quelle che hanno manifestato per le strade di Kiev, od in Venezuela, NON sono certo quei facinorosi che ingaggiano atti di guerriglia urbana per protestare contro la TAV.

Trattasi in questo caso di persone cariche di odio, che hanno bisogno di un capro espiatorio su cui fare violenza gratuita per sentirsi qualcuno. Rapinassero le banche, e si tenessero i soldi per acquistare un ristorante in qualche luogo sperduto del Messico, sarebbero più rispettabili. Invece fanno danni per non giovare neppure a sè stessi; è proprio questo che risulta molto irritante! Si può "accettare" la violenza motivata dall'opportunismo o dall'interesse personale, o anche dal semplice sadismo, ma una cosa veramente inconcepibile è l'ipocrisia di certi gruppi di persone che convengono su un un unico capro espiatorio, preso a caso, per darsi una scusa nobile che gli consenta di esercitare violenza (fra l'altro anonimamente) senza sentirsi in colpa, andandone anzi fieri.

Un aspetto bizzarro è allora proprio il fatto che tutto questo popolino bue di anarco vattelapesca insurrezionalisti informali, o di ambientalisti pank bestia, o di ribelli contro il sistema (quale?), riesca a convenire come d'incanto su un unico capro espiatorio, come se si fossero messi d'accordo a priori, magari per telefono o mail o twitter o altro social network. Questo fenomeno però, secondo noi, rientra nella fenomenologia delle "mode"; esso è in parte avvolto dal mistero e, similmente ad altri misteri della storia, come la costruzione delle piramidi egizie o i cerchi nel grano, è giusto che rimanga tale, se non altro per rendere l'argomento un pò più interessante, ed un pò meno irritante.

domenica 19 gennaio 2014

Venexia, un esempio per tutti noi, ed anche per gli altri



Negli ultimi anni alcuni autori di QdVN, tutti di residenza veneta, sono stati attratti da noti partiti/movimenti invocanti l'indipendenza del Veneto o, ancor meglio, del Nord Est (vedi Tre Venezie). La nuova repubblica che si voleva creare avrebbe dovuto basarsi sulla matrice di quella che era stata l'antica Repubblica di Venezia, altrimenti nota come Serenissima, o La Dominante. D'altra parte, l'esasperazione (e la disperazione) porta a soluzioni estreme. Ma perché, ci si chiede, fare da bancomat per un Mezzogiorno decotto, per le pazze spese della Regione Lazio, per le decine di migliaia di forestali siciliani, per la progettazione di un ponte sullo Stretto di Messina che non sarà mai realizzato, per i vitalizzi d'oro dei parlamentari? Questo solo per citare alcuni esempi di sprechi e pozzi senza fondo in salsa italiana.

E poi diciamocelo, i Veneti sono culturalmente molto diversi dal resto degli Italiani; né meglio né peggio, solo diversi. Secondo certi antichi stereotipi, il veneto "verace" sarebbe ubriacone e bestemmiatore... esattamente come il romanaccio è un tamarro vanaglorioso, il napoletano è un fannullone tracotante, il milanese è un maniaco del lavoro etc etc. Il veneto ubriacone bestemmiatore, in fondo, è una macchietta come tante altre. La verità è che in Veneto, come altrove, c'è tantissima brava gente, concentriamoci si questo. Perché allora separarsi dalla brava gente di tutto il resto d'Italia? Qua, diciamocelo chiaro, è questione se mettere davanti il portafoglio oppure il cuore. Anche ai veneti più gretti e bigotti, tutto sommato, piacerebbe restare in Italia, a patto di non essere più vessati dal fisco. A stomaco vuoto e senza moneta in saccoccia siamo tutti pronti a dichiararci indipendentisti e/o anarchici, mentre col saldo del contocorrente a sei cifre ci dichiariamo candidamente filogovernativi.

Anche i movimenti indipendentisti sono composti in buona parte da brava gente, questo post non vuole giudicare nessuno. D'altro canto gli indipendentisti, in linea di principio, hanno ragioni fondate e comprensibili per voler la separazione del Veneto dal resto d'Italia; sta diventando una questione di mera sopravvivenza. Tuttavia fa molta tristezza, ad esempio, l'idea di attraversare il Po da Rovigo, in direzione Ferrara, e trovare all'ingresso di Pontelagoscuro un cartello gigante con scritto "Benvenuti in Italia". Molti di noi sono assolutamente orgogliosi di appartenere alla medesima Nazione cui appartengono molti altri loro amici fuori dal Veneto. Bene, allora facciamo che non ci si divide da nessuno, né si fugge dalla propria italianità!

Detto ciò, però, i problemi restano. Ovvero l'Italia è un paese economicamente decotto, che usa il Veneto assieme a qualche altra regione come stampella del debito pubblico, e stiamo andando verso il declino industriale nazionale per motivi su cui si sono spese parole a profusione (QdVN, cap. "C'era una volta una potentissima legione"). Non si vuole la crescita forzata, né si vuole sponsorizzare la decrescita "felice", piuttosto è meglio se ci focalizziamo sul fatto che ognuno di noi deve poter lavorare e vivere dignitosamente, metter su famiglia se gli pare il caso e, ad una certa età da decidersi in base al tipo di lavoro svolto durante la vita adulta, deve poter percepire una pensione che gli consenta quantomeno di mangiare e pagare le bollette, fine! Con quale mezzo si arrivi a questo risultato poco importa, quindi se non si riesce più ad arrivarci per mezzo della crescita economica esponenziale (QdVN, cap. "La progressione geometrica, questa sconosciuta"), bisogna inventare qualche altro modello.

Dobbiamo quindi pensare ad un modello di economia pseudo-stazionaria, che non cresce né decresce, ma semplicemente fa quello che gli pare, sempre però garantendo una vita dignitosa a tutti gli uomini/donne di buona volontà che vogliano guadagnarsi la pagnotta quotidiana col sudore della propria fronte (politici ed amministratori delegati ivi inclusi), senza schiavi né signori, né omologazione a qualche partito bolscevico, ma solo uomini liberi.

Ma è mai esistito un modello di economia di questo tipo, che abbia retto per almeno un millennio, e da cui si possa prendere esempio? Ebbene, la Serenissima Repubblica ha seguito in modo del tutto spontaneo proprio questo approccio. Mentre il resto d'Italia era spezzettato in ducati e principati di breve durata, sempre governati da famiglie nobili diverse, raramente capeggiate da principi illuminati come Lorenzo il Magnifico, il territorio che oggi va sotto il nome di Tre Venezie sottostava ad un unico governo sempre guidato dai Dogi, che altro non erano che potentissimi generali dei mari eletti dai Pregadi, ovvero la classe dirigente del tempo che si era messa in vista per le proprie capacità imprenditoriali. Trattavasi di imprenditori a tutti gli effetti e non di nobili e latifondisti.

Non erano però imprenditori alla berluscona, cioè non erano magnati della TV circondati da orde di avvocati da mantenere, bensì erano proprio imprenditori alla veneta che in generale si erano distinti nei campi della manifattura, della cantieristica navale e del commercio. I Pregadi erano chiamati così appunto perché venivano pregati di unirsi al parlamento visto che, in fondo, avevano già gli affari loro di cui occuparsi, e l'attività parlamentare, dal loro punto di vista, non rappresentava altro che un impiccio. Anche i parlamentari di oggi sono dei "pregadi", ma per il motivo contrario, nel senso che vengono continuamente pregati di andarsene. Naturalmente preferiscono restare perché generalmente non hanno mai lavorato in vita loro, e fuori dal parlamento non saprebbero di che vivere. Ma questa è un'altra storia.

In sostanza il governo della Serenissima era di matrice oligarchica, ma storicamente molte decisioni importanti furono prese per acclamazione popolare, o comunque interpretando il volere della gente. In secoli oscuri di grandi barbarie La Venetia si poteva considerare una vera democrazia, o comunque il migliore dei mondi possibili. Grazie alla sua organizzazione efficiente, la prima Venezia lagunare attirò le simpatie dei comuni dell'entroterra che aderirono spontaneamente alla Repubblica. Grazie a questo processo di espansione pacifica, a metà dello scorso millennio la Serenissima si estendeva fino al Bergamasco ad Ovest, e fino a Quarnero e Dalmazia ad Est. Essa mantenne tale estensione fino alla devastante discesa delle truppe napoleoniche attraverso le campagne del Lombardoveneto. Napoleone attaccò Venezia alle spalle, millantando di essere il paladino del rinnovamento. Le città ed i comuni dell'entroterra che ormai erano assuefatti all'idea di trovarsi sotto l'ala protettiva del Leone Marciano (il leone per l'appunto alato, simbolo di Venezia), furono colti alla sprovvista da questa discesa fulminea dei Francesi.

Si dice che l'antica Repubblica fosse stata ormai sul viale del tramonto, e che il dissenso avesse ormai preso piede sotto l'ispirazione dell'Illuminismo. In realtà né il contadino, né la locandiera, né il vongolaro, né l'armatore dell'arsenale sapevano niente dell'Illuminismo. Tutti avevano un loro posto nella società ed ogni mattina, quando si svegliavano, sapevano esattamente cosa dovevano fare per guadagnarsi da vivere. Piaccia oppure no, questo era il venetian lifestyle, piaccia oppure no, questa era un'economia che ha funzionato per secoli, senza spread, senza bund, senza legge di stabilità, senza manovre correttive, senza inflazione o ripresina che sia. Tale struttura economica radicata fra la gente, creata dalla gente, ha permesso a Venezia di diventare un impero del Mediterraneo. Erano gli intellettuali illuministi romantici come Ugo Foscolo a professarsi filonapoleonici; ma lo stesso Foscolo non aveva mai lavorato in vita sua, e questo la dice lunga su quanto i personaggi come lui potessero rappresentare il volere della sua gente.

Ad ogni modo, con la rapida e sanguinaria incursione del criminale Napoleone, strenuamente respinta dai contadini dell'entroterra, la classe dirigente Veneziana fu destituita di ogni potere, ed il territorio venne frammentato in province la cui istituzione purtroppo divenne uno standard in tutta Italia benché non ve ne fosse nessun fondamento storico né utilità pratica, salvo poter controllare in modo più incisivo il territorio (in effetti ne stiamo pagando le conseguenze, o meglio i dirigenti, ancora oggi). Successivamente, col trattato di Campoformio, Venezia fu svenduta dallo stesso Napoleone agli Austriaci (con grande delusione di Foscolo, che si autoesiliò nella Milano da bere, poverino), sotto i quali gli stessi Veneti combatterono contro lo Stato Italiano appena nato. In tale frangente proprio Venezia vinse diverse battaglie sul mare.

Paradossalmente, dopo l'unità d'Italia, le cose andarono in peggio sotto diversi punti di vista. Difatti verso la fine del secolo XIX la fame e la povertà di una popolazione che viveva ormai di sola agricoltura spingevano ad emigrare verso le Americhe. Poi con l'avvento della Grande Guerra il fior fiore della rimanente gioventù veneta fu falcidiato sotto i colpi dell'artiglieria austriaca. Al termine della Seconda Guerra Mondiale, infine, Quarnero ed Istria furono ceduti alla Federazione Jugoslava, con conseguente deportazione di migliaia di friulani, che vennero gettati nelle foibe come fossero stati sacchi di immondizia. E così territori guadagnati nei secoli dalla Serenissima a suon di galee e sciabolate, venne perso definitivamente in pochi giorni per le follie del Fascismo, un'invenzione a cui il Triveneto aveva aderito tiepidamente giacché i Veneti, per formazione culturale, nei leader assoluti non ci hanno mai creduto molto (il proliferare delle piccole/medie imprese del Secondo Dopoguerra infatti è dovuto al tipico individualismo alla veneta).

Ma, alla fine, 1000 anni di esperienza e tradizione repubblicana non si possono depennare con 200 anni di disastrosi governi foresti, fra cui anche quelli italiani. Le gesta dei grandi dogi scompaiono dai libri di scuola, ma la loro grinta scorre ancora nelle vene dei piccoli imprenditori che digrignando i denti si battono ogni giorno per non essere sopraffatti dai cinesi, dal calo dei consumi, dal credit krunch e dal fisco italiano. Non è l'economia delle grandi banche d'affari, non è l'economia degli edge funds, né l'economia delle borse internazionali. È piuttosto l'economia delle partite IVA che costruiscono cose che funzionano. Allora le possibilità per i Veneti sono 1) continuare a farsi spremere da quest'Italia che non ha uno scopo né un perché, 2) ammesso e non concesso che sia possibile, abbandonare l'Italia al suo destino per beneficiare a pieno delle proprie capacità di produrre ricchezza, 3) continuare ad essere italiani, ma imporsi sul resto d'Italia implementando, assieme ad altre regioni del Nord, una sorta di colonialismo industriale e culturale verso il Mezzogiorno.

Il Mezzogiorno infatti abbonda di sole, e quindi energia, abbonda di disoccupati, e quindi potenziale manodopera a basso prezzo, abbonda di brava gente, perché no!! Ma abbonda anche di mafie di vario tipo, abbonda di incapaci fannulloni, e scarseggia generalmente di cultura industriale. In realtà tutti questi problemi sussistono in qualsiasi Paese depresso come il Mezzogiorno, che è un Paese nel Paese. Il Veneto potrebbe allora realizzare proprio quello che gli Americani hanno implementato col piano Marshall: esportare la propria cultura, "corrompere" le genti con le prospettive di un futuro migliore da guadagnare col duro lavoro. Quest'idea potrà sembrare pura fantascienza, ma pensiamo al fatto che il Sud da solo non può farcela perché, se così non fosse, ce l'avrebbe già fatta!! Il Nord allora, anziché chiudersi nello sterile autocompiacimento, farebbe bene ad espandere la sua area di influenza verso latitudini più basse; se di espansione e crescita vuole vivere, in quanto gli piace competere, allora sia opportunista quanto serve e si espanda pure!

Affinché il Veneto intraprenda un tale percorso pseudocolonialistico verso altre regioni della Penisola, ci vuole un grande disegno, sostenuto da una grande dirigenza regionale che potenzialmente la politica veneta (o triveneta?) è in grado di sfornare. Come fare, in generale, ad eleggere una classe politica ingrado di implementare un'idea così innovativa, sia a Nord che a Sud, sbriciolando il marciume che ormai imperversa nella politica italiana dagli anni '80, sarà oggetto di un successivo post. Per ora facciamo solo presente che, nel nostro Paese, buoni amministratori non potranno mai essere persone che si candidano di loro iniziativa; dovranno piuttosto essere soggetti che vengono "pregadi" di fare politica per un certo tempo. Come fare ad implementare quest'idea ancor più fantascientifica? La risposta merita qualche studio, ma riteniamo si possa fare grazie a certi strumenti che oggi la tecnologia ci presenta. Anche per questo rimandiamo a futuri post.

Per ora osserviamo solo che quello dei pregadi è soltanto un esempio delle soluzioni amministrative che hanno permesso a Venezia di rimanere prospera e politicamente stabile per almeno un millennio. Non per niente si chiamava anche Serenissima. Perciò questa nazione del passato potrebbe essere presa a chiaro esempio di organizzazione economica e sociale. In fondo la sua anima è rimasta nel cuore della cultura veneta, ed il suo longevo sistema organizzativo ed istituzionale sicuramente potrebbe ritornare d'attualità come modello di riferimento per revisionare quest'Italia così sgangherata e sconclusionata.

Piaccia oppure no, il Veneto ha qualcosa da insegnare agli altri; se gli altri sanno fare di meglio, si facciano avanti, altrimenti tacciano ed ascoltino ciò che abbiamo da raccontare.

Venexia, Ti con nu, e nu con Ti.

domenica 5 gennaio 2014

Il picco petrolifero e quella strana giustizia del debito sovrano

E' da poco iniziato il 2014. A quest'ora, secondo le previsioni più cupe di alcuni cultori della catastrofe, si dovrebbe essere già in una situazione da "si salvi chi può", con governi allo sbando, servizi sanitari ridotti al minimo, pompe di benzina a secco, blackout diffusi sulle reti elettriche e quant'altro da fine dei tempi. Lo staff di QdVN non crede, anzi non vuole credere, in un tale tragico epilogo; se ci credesse, non avrebbe avuto senso scrivere QdVN stesso, sarebbe stato piuttosto più sensato fare scorta di gasolio, legna e razioni kappa, non vi pare? Fermo restando che la catastrofe potrebbe essere solo rimandata, abbiamo allora due notizie, una buona ed una cattiva.

Quella buona è proprio che la catastrofe può aspettare, e in qualche modo potrebbe non arrivare mai, a patto naturalmente che non consideriamo una catastrofe la perdita di milioni di posti di lavoro ed il logoramento continuo del potere d'acquisto dei salari. Quella cattiva è che il picco petrolifero è reale e ci siamo dentro fino al collo. Senza addentrarci in una noiosa disamina sul bilancio dell'estrazione petrolifera e carbonifera planetaria, guardiamo un pò, nella pratica, come anche la situazione di Grecia ed Italia in questi ultimi mesi ci suggerisca che il picco ha ormai avuto luogo qualche anno fa, e più precisamente attorno al 2008. Innanzitutto, chiedetelo a qualsiasi imprenditore sopravissuto che oggi cerca di destreggiarsi fra Equitalia e le banche: fino al 2007 di guadagnava ALLA GRANDE. Si consideri poi che il picco petrolifero, di per sè, non consiste in un'interruzione improvvisa e totale delle forniture di petrolio, ma in una sempre minore estrazione di petrolio di facile raffinazione.

Per iniziare: della Grecia non si sente più parlare, non si vedono più tafferugli e guerriglia urbana per le strade di Atene; poi la Grecia, come Stato, non è ancora fallita, anche se ci è mancato poco. Significa che là si è sistemato tutto e sta iniziando una qualche ripresa? In effetti si è sistemato in qualche modo il bilancio dello Stato, ma la vita di migliaia di nuovi disoccupati è rovinata, visto che non riusciranno a trovare altro posto di lavoro. Anche la Grecia insomma consuma di meno perché aumenta la porzione di popolazione che, non avendo più uno stipendio, non può consumare, e nel frattempo, chi ha ancora la fortuna di tirare uno stipendio, vede sempre più logorato il proprio potere d'acquisto.

La realtà è che, in linea di principio, nessuno stato può fallire finché c'è anche un solo contribuente che continua a pagare puntualmente le tasse. Difatti, se per assurdo questo accadesse, sempre in linea teorica, il debito di quel paese potrebbe comunque essere rinegoziato per venire ripagato attraverso un "comodo" mutuo di qualche centinaio di anni. Naturalmente alla morte/pensionamento del povero contribuente puntuale (che significa lavoratore dipendente o piccola azienda vessata dal fisco, ndr), sono i figli a proseguire il pagamento del debito.

Nella sostanza, il debito di qualsiasi Paese può sempre essere rinegoziato spalmandolo sulle future generazioni, purché la sua popolazione non sia destinata ad una estinzione di massa ed il Paese stesso non si ritrovi un giorno senza neppure un contribuente puntuale. Proprio il fatto di ritrovarsi senza neppure un contribuente puntuale è escluso a priori perché significherebbe ritornare all'Età della Pietra, oppure cadere nell'anarchia, che forse è la stessa cosa.

E così anche in Italia, mentre il Governo gongola per lo spread sotto i 200 punti base grazie ad anni di pressione fiscale da suicidio, diverse statistiche lamentano una disoccupazione giovanile esplosiva, la tassazione abnorme a cui è sottoposto il lavoro dipendente, e la crescita di tariffe e bollette in generale. Anche l'Italia insomma è un Paese che ha sempre consumato molto, e contiene ancora al suo interno ampie sacche di scarsa/inesistente produttività, come accadeva alla Grecia. E' un paese che ha sempre contribuito attivamente a dilapidare milioni di barili di petrolio, vivendo al di sopra delle proprie possibilità, ed indebitandosi a dismisura, disperdendo denari in opere pubbliche incompiute, stipendi d'oro, baby-pensionamenti, finanziamenti alla politica e quant'altro di inutile si possa immaginare.

Doppo il picco petrolifero non si praticano più sconti a nessuno; proprio questo è ciò che permette di risparmiare milioni di barili di petrolio al giorno, in quanto si impedisce a Paesi poco (o per nulla) virtuosi come l'Italia di consumare ciò che non meritano di consumare. Per ottenere tale risultato si lavora sulla morsa del debito sovrano che comporta, a sua volta, sovratassazione e quindi abbattimento dei consumi in linea col calo di disponibilità di materie prime.

Sembrerebbe esserci una sorta di giustizia divina in questo stritolamento di alcuni Paesi, salvo poi accorgersi che, secondo il giochino del dilazionamento del debito, a pagare devono essere sempre i soliti, ovvero i contribuenti puntuali... e la loro discendenza, naturalmente.

martedì 12 giugno 2012

Rivoluzioni e crocette su fogli di carta


 
Craxi accusa Napolitano di aver taciuto sul finanziamento illegale dei partiti.

L'italiano e la "rivoluzione". Molti Italiani alle prossime elezioni voteranno Grillo facendo una crocetta su un foglio di carta, torneranno felici sul divano per guardare il reality o la partita, e ATTENDERANNO CHE IL M5S RISOLVA I LORO PROBLEMI. Non vale la pena provare a migliorare il mondo per questa gente qua, non mi riguarda. Persone che una volta dicevano "è un voto buttato via" anche se erano d'accordo coi programmi del M5S, adesso non vedono l'ora di votarlo alle politiche, visto che ormai il Movimento ha superato il 10% dei consensi e (udite udite) si inizia a parlarne in TV.

Come al solito, gli Italiani (almeno la metà) sono sempre i primi a correre in aiuto del vincitore, e non hanno proprie idee con le quali riescano ad essere coerenti e per le quali siano disposti a battersi, salvo che sia per interesse personale o della categoria di appartenenza (i.e. statali, operai o partite iva). Purtroppo (o per fortuna) il M5S riceverà voti anche da queste persone che, ahimé, esigeranno una politica di tipo "socialista" di Craxiana memoria che li protegga e li faccia stare bene...

Eh già, a tanta gente (ma NON tutta) interessa solo "stare bene" all'interno del proprio patetico orticello, di tutto il resto non gliene può calare di meno. D'altra parte la nostra società è frutto dell'edonismo individualista a cui ci hanno ammaestrati in decenni di imposizione consumistica. Tanta gente, allora, deve innanzitutto imparare due cose: 1) a non cercare di eludere il primo (in assoluto) comandamento di Dio, che dice "ti guadagnerai da vivere col sudore della tua fronte", 2) che ormai nessuno può andare avanti da solo, ed il mero opportunismo non paga più.

L'italiano e la "qualità"
. L'italiano medio ambisce ad acquistare "solo automobili tedesche" perché (parole sue) di "quei cessi fabbricati in Italia" non si fida. In generale è così in ogni settore: in sostanza il mediocre italiano compra e si pavoneggia coi prodotti realizzati all'estero perché lui stesso non riesce a costruirseli. Naturalmente ci sono importani eccezioni: le stesse vetture del Gruppo Fiat, nonostante checché se ne dica, sono motoristicamente eccellenti; per non parlare poi della Biomedica e della Meccattronica emiliane che, scherzo del destino, sono state gravemente danneggiate dai terremoti di fine Maggio. In questo caso, purtroppo, gli eventi si sono accaniti su chi faceva da traino. Ad accanirsi, invece, contro chi farà il futuro, ci pensano i vecchi.

L'italiano e la "gioventù". Penso al mostro antropomorfo di 68 anni che il 19 Maggio a Brindisi ha ucciso una ragazza e ferito gravemente altri ragazzi di 16 anni facendo esplodere, a distanza, una bombola a gas. Costui non è una persona, però non può essere soppresso come un cane per non offendere la dignità dei cani; piuttosto andrebbe tritato vivo come certe bestie dallo spazio profondo che compaiono in certi film di fantascienza. Troppo feroce? Alzi la mano chi non ci ha già pensato!

Vecchi che sopprimono giovani che iniziano ad abbracciare la vita: una tragica metafora di questo paese in cui una sorta di priorato di ultrasettantenni si preoccupa del futuro di giovani che non hanno neppure la più pallida idea di cosa li attenda.

L'italiano e il "rigore economico"
. Molte eminenze della finanza europea allora si sono congratulate per le "misure di rigore veramente incisive" che il Governo Monti ha varato, prima fra tutte la riforma delle pensioni... Eh già: nessuno va più in pensione, più incisivo di così!

D'altra parte sembra chiaro che il Governo Monti sià lì proprio per soffocare l'economia con metodo quasi scientifico. Non a caso uno dei primi provvedimenti che il Governo Monti ha messo in atto, appena insediatosi, è stato l'aumento di 10÷15 cent sul prezzo dei carburanti. Nella sostanza, Monti vuole strozzare la domanda interna in modo da ripristinare un bilancio commerciale attivo con l'estero.

Difatti fino al 2008 abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, e per anni abbiamo tirato avanti con un bilancio commerciale in passivo (vedi Grecia e italiano medio che compra solo Audi/Golf/BMW/Mercedes), senza poter stampare moneta con la nostra Zecca di Stato; questo naturalmente ha causato una lenta emorragia di euro verso l'estero che ha reso l'economia italiana mortalmente anemica. Con l'intervento di Monti, devastante per la domanda interna, sono stati abbattuti gli acquisti di beni di qualsiasi tipo, compresi quelli da Cina, Germania, Jappone ec etc, in modo che riescano a sopravvivere solo le aziende che vendono soprattutto all'estero e che quindi, a lungo andare, contribuiscono ad un rientro di liquidità. L'austerity perpetrata dai governi tecnici Ciampi, Amato, Dini etc etc andava proprio in questa direzione.

In fondo Monti ci lascia in mutande "per il nostro bene", dovremmo essergli grati per questo. Poco importa, allora, se in giro c'è gente che si impicca nel proprio capannone o si dà fuoco davanti all'agenzia delle entrate; non è un problema di MontiRobot. La stessa disEquitalia ha proprio questo scopo di demolizione industriale e attacca le piccole imprese che lavorano su territorio italiano. Pensiamo al solo concetto di studio di settore: a molti professionisti ed aziende artigiane, spesso, è imposto di pagare delle tasse su un reddito presunto ma che, per difficoltà economiche e crediti inevasi, non riescono a percepire. Alcune aziende devono addirittura accendere un mutuo per pagare le tasse sul fatturato che non hanno ancora riscosso; i sindacati si preoccupino di questo, anziché di mantenere l'illicenziabilità nella Pubblica Amministrazione!!!

L'italiano e i "titoli di Stato". Non sono comunque necessari sindacati e disEquitalia per distruggere l'economia italiana, bastano i mancati "Eurobond". Eh già, infatti la BCE finanzia i debiti sovrani stampando moneta dal nulla, ma esige la restituzione con gli interessi. E questo non è tutto; il vero problema è che ciascun Paese rilascia singolarmente I PROPRI titoli di Stato, con propria asta di vendita, mentre la moneta è "unica" (più di forma che di sostanza).

E' un pò come se una coppia di ragazzi si sposasse e prendesse casa ma, mentre uno accende un proprio mutuo con una propria banca ipotecando metà della casa, l'altra accende un altro mutuo per l'altra metà della casa. Chi dei due avrà reddito minore e lavoro più incerto, pagherà interessi maggiori alla propria banca, ma nel condividere le spese per bollette + mobilio + manutenzione + mangiare etc etc dovrà mantenere lo stesso tenore di vita del/la compagno/a che ha stipendio maggiore e, allo stesso tempo, paga meno interessi per il suo mutuo. E poi, se due persone non si fidano l'un dell'altra al punto da non accettare la comunione dei debiti (se non dei beni), tanto vale che non si sposino mai e che vivano come amanti, fidanzati o trombamici, oppure che convivano in affitto con conti separati. E' invece cosa buona e gradita a Dio formulare delle scelte di vita importanti, intraprendere un cammino di impegno, e costruire qualcosa assieme... se ci si mette assieme. E così anche l'Europa sarebbe chiamata ad istituire una vera moneta unica, istituzione che purtroppo ancora non esiste, perché i conti sono ancora separati, e si paga alla romana.

L'italiano e la "spesa pubblica". Qualsiasi risanamento invasivo messo in atto da MontiRobot non sortirà comunque gli effetti desiderati finché non si provvederà ad una epurazione dei posti di lavoro pubblici, con soppressione dei posti non produttivi e licenziamento coatto di fannulloni e faccendieri. Per far questo bisognerebbe che il sistema riformasse sé stesso. E' come dire che un indemoniato dovrebbe fare autoesorcismo, una contraddizione in termini.

Non per niente i comuni, le regioni e le provincie pullulano di persone che vaneggiano per i corridoi senza scopo e senza un perché, ma con un foglio in mano (la lista della spesa?), fingendo di andare a sistemare qualcosa di assolutamente importante. L'esplosione della burocrazia in Italia è proprio dovuta all'esigenza di consentire a molte persone la simulazione di qualche attività che sia utile per qualcuno, ma che in realtà fa perdere tempo a molti. Poi, a dire il vero, se si considera il personale della Pubblica Amministrazione in rapporto alla popolazione totale, risulta che l'Italia ha 58,4 dipendenti ogni 1.000 abitanti, attestandosi vicino ai livelli della Germania (55,4 ogni 1.000 abitanti, per un totale di 4,5 milioni di dipendenti pubblici) e notevolmente al di sotto di quelli della Francia (80,8 ogni 1.000 abitanti, per un totale di 5,2 milioni di dipendenti pubblici). Il problema è che a molti Italiani, come al solito, piace "stare bene" senza fare fatica, ed il posto statale, più che un onesto impiego, diventa una specie di vincita a Win For Life.

L'italiano e la "meritocrazia". Insomma, il parassitismo sociale, in Italia, è una malattia endemica, tuttavia questa volta sono proprio finiti i soldi per fare regali e trovare impieghi di dubbia utilità agli amici degli amici degli amici; tutti regali che alla fine portavano taaanti bei voti, qualche escort ed anche la non-belligeranza delle mafie. Troppo facile, però, pretendere che con un voto di "protesta" venga scalzata via la Seconda Repubblica e si risistemino le cose come erano prima, eventualmente con ritorno alla Lira, restaurazione di uno Stato Neosocialista, e soppressione dei privilegi di partito.

Questa volta si prefigura un cammino doloroso e pieno di insidie che però, alla fine, riporterà alla centralità delle amministrazioni locali e della politica partecipativa. Questo cammino porterà anche all'impiego diffuso delle energie rinnovabili in modalità che noi, ancora oggi, non riusciamo nemmeno ad immaginare. Parlo di microgenerazione di biogas, di smart grid (si può costruire una rete elettrica bilanciata coi vicini di casa), di riscaldamento solare con accumulo in falda, di minieolico etc etc. Ciascuna famiglia potrà produrre la propria energia, lo Stato finalmente perderà quell'aura salvifica che finora ci ha assoggettato a lui e, una volta per tutte, diventerà espressione della sovranità popolare. Certo, tutto molto bello, bisogna lavorarci su però!

Conclusioni. Ci stiamo approssimando verso l'epilogo della Seconda Repubblica. Se può consolarvi, ad un certo punto i faccendieri non avranno più vantaggio a stare in Parlamento, visto che il Governo non avrà nemmeno la benzina da mettere nelle auto blu, l'euro sarà diventato carta da  imballaggi e non servirà più a pagare i vitalizi, e l'unica moneta di valore persistente sarà diventato il kilowattora, generato democraticamente sui tetti di tutte le case (ma questo molto più avanti) grazie ad opportune tecnologie fotovoltaiche e solari-termiche low cost. La distruzione del valore convenzionale della moneta e la sua sostituzione con il concetto di "quantità di energia" e "beneficio di un servizio o bene" rappresenterà forse l'unica possibile via di salvezza.

Utopia? Probabilmente, però sarebbe l'unica alternativa al medioevo post-industriale con rievocazione del nazzismo/fascismo che userebbero ancora il concetto di "superiorità razziale/culturale" per giustificare atti predatori nei confronti delle risorse e dei territori altrui. Vedete voi che futuro preferite! Ad ogni modo, anche se desiderate l'evoluzione verso un mondo migliore intriso di Liberté - Égalité - Fraternité, sappiate che, quelli che oggi bivaccano dietro ad una scrivania per percepire un lauto stipendio da dipendente pubblico senza sapere (neppure loro) che cosa ci stanno a fare, dovranno essere ricollocati per lo più nelle campagne o presso le industrie della clean-tech. A questi dovranno aggiungersi coloro che praticano lavori ormai inutili per la futura economia (tantissimi, un'esercito, es. telefonisti dei call center, operatori di distributori automatici, agenti di commercio che consumano decine di litri di gasolio al giorno per vendere pentole e scatolame vario etc etc).

Auspicabilmente il risultato finale sarà una nazione consapevole, col comando in mano alle giovani generazioni (sicuramente non settantenni incartapecoriti) e con una economia in equilibrio con le risorse offerte della natura; tuttavia il percorso intermedio sarà un calvario doloroso, talvolta sanguinario, che ad ogni momento potrà prendere una brutta direzione. Ci siamo allora: tutti ai posti di combattimento!

Insomma, se vi pare, fate pure quella misera crocetta di "protesta" sulla cartella elettorale, ma guardate anche fuori da quell'insulso orticello, prima che qualcuno decida di guardare dentro a casa vostra. Sappiate comunque che, da soli, non potete più fare nulla e lo Stato di adesso non vi aiuterà più (ma lo ha mai fatto?) perché dovremo essere proprio NOI a distruggerlo (pacificamente, se possibile) per ricostruirne uno nuovo al suo posto. Il tempo è venuto: fate le VOSTRE scelte, e non di qualcun altro, siate coerenti con esse ed assumetevene la piena responsabilità ammettendo, eventualmente, i vostri errori. Così dovrebbe fare una persona sufficientemente matura, così dovrebbe fare una persona che merita un futuro migliore per sè e per i suoi cari. Buon lavoro, ci si vede per strada, fuori dall'orticello.

mercoledì 10 agosto 2011

Le borse mondiali collassano? La vita continua con l'erba buona


La festa sta finendo, per decenni si era pensato ad un futuro di “magnifiche sorti e progressive” grazie alla vittoria dell'ingegno umano sulla natura. In realtà, per i prossimi tempi, di progressivo ci sarà solo l'indebitamento e successivamente il conflitto, sia esso sociale ed interno al singolo paese, oppure fra più paesi con sbocco verso nuove guerre eventualmente di portata mondiale.

Ritengo allora che “magnifiche sorti e progressive” possano esserci, ma non adesso e, comunque, a patto che riusciamo a sopravvivere a noi stessi per i prossimi 70/80 anni. Ritengo che la tecnologia che possa permettere all'umanità di compiere il famoso “salto nello spazio” debba prevedere la possibilità di “sintetizzare” antimateria dalla luce solare catturata direttamente in prossimità della nostra stella. L'antimateria così sintetizzata dovrà allora essere opportunamente confinata in appositi “involucri gravitazionali a distorsione spaziale”, ovvero campi gravitazionali artificiali del tutto simili a quello generato dalla massa sferica terrestre ma molto più concentrati e su piccola scala. Una massa “m” di antimateria così prodotta, annichilendosi con una massa equivalente di materia, genererà a sua volta un'energia pari a E=2*mc², producendo così grandi quantità di onde elettromagnetiche da convertire in energia elettrica per mezzo di opportuni ricettori a nanoantenne, oppure da fare collimare per generare propulsione (invece di un getto di gas combustibile come negli attuali razzi, si userebbe un “getto di onde elettromagnetiche” concentrate). Ad esempio, un litro di acqua annichilendosi con un litro di “antiacqua” produrrebbe 18*1016 Joule = 5*1013 kWh di energia... 'na bella botta di vita!
 
Fico eh?! Ma non adesso!!

Eh sì, per ora, e fino ai nostri ultimi giorni, ce la dovremo guadagnare a caro prezzo la nostra pagnotta! Forse qualcuno dei nostri pronipoti (se ne esisteranno, ndr) riuscirà a vedere un propulsore aerospaziale ad antimateria. Noi gente del 2011, invece, dobbiamo preoccuparci di come ricavare biocombustibile (tipicamente gas) dalle biomasse e massimizzare la produzione di energia elettrica da luce solare attraverso il fotovoltaico ed il solare termodinamico. La mobilità privata dovrà andare a biogas/biodiesel per spostamenti medio/lunghi, mentre la mobilità cittadina, auspicabilmente, sarà fondata sui veicoli elettrici.
Comunque la cosa certa è che, restando alle tecnologie attualmente disponibili, tutta la mobilità mondiale NON si potrà mai basare completamente sui veicoli elettrici; e questo per due motivi molto semplici:
  1. La disponibilità generale di energia elettrica che già adesso, a livello locale, risulta spesso appena sufficiente ad alimentare il boom nell'utilizzo dei climatizzatori durante i periodi estivi, non riuscirebbe certamente a sostenere la continua ricarica di milioni di veicoli elettrici a livello planetario.
  1. Il massiccio impiego di veicoli elettrici causerebbe una massiccia estrazione di terre rare per la costruzione dei nuclei ferromagnetici dei motori elettrici. Si tenga presente che, attualmente, la Cina produce il 95% delle terre rare comunemente usate laddove, come dice il nome stesso, tali terre non sono di certo presenti in quantità infinita sulla crosta terrestre.
Proprio in merito a questo punto va precisato che gli unici giacimenti considerevoli di terre rare, oltre a quelli della Cina, si trovano nel territorio statunitense; tuttavia essi sono in disuso da decenni in quanto non riuscivano a reggere la competizione con l'attività estrattiva cinese e comunque, anche se si decidesse di continuarne lo sfruttamento, impiegheranno una decina di anni per essere ripristinati. Si tenga anche presente che, nell'impiego che è stato messo in atto finora delle terre rare, non è stato previsto alcuno standard per il reimpiego dei nuclei ferromagnetici da esse ricavati; quindi anche il recupero e la fusione dei metalli magnetici per la costruzione di nuovi magneti comporterà necessariamente procedure di lavorazione estremamente inefficienti ed energivore.

In definitiva l'impiego di soli veicoli elettrici per tutta la mobilità planetaria non solo non è conveniente, ma non è neppure possibile. Per questo i biocarburanti sono di importanza strategica per la sopravvivenza di un minimo di mobilità che possa contribuire alla sopravvivenza, magari in una forma molto più “morbida”, del mondo industriale e del vivere civile come noi lo conosciamo.

Tempo fa pensavo anch'io che il biodiesel, ricavato da mais o colza, fosse un'aberrazione in quanto si sottraeva terreno prezioso alla coltivazione alimentare... ed infatti lo è! Tuttavia bisogna mettersi una mano sulla coscienza e farsene una ragione del fatto che, quando i combustibili fossili saranno in via di esaurimento o tenuti sotto chiave come “riserva strategica”, si dovranno ancora utilizzare gasolio e benzina e, visto che non si potranno più estrarre dal sottosuolo, essi dovranno necessariamente essere ricavati dal “soprasuolo” !! Questa non è un'opzione, piuttosto è un obbligo; pena: il ritorno all'età della pietra... o peggio.

Purtroppo però il mais, come fonte di biocombustibile, pone un serio problema: la sua coltivazione è energeticamente inefficiente rispetto alla coltivazione di piante erbacee, arbusti ed alberi. Difatti il mais impiega del tempo per germogliare e crescere dopo che l'irraggiamento solare, in primavera, inizia ad essere sufficiente per la crescita dei vegetali. Le piantine di mais devono poi essere seminate a debita distanza fra di loro, per cui gran parte dell'energia solare arriva al suolo inaridendo il terreno finché le piantine di mais non raggiungono dimensioni sufficienti a coprire completamente il suolo stesso.

Successivamente, e molto prima della fine dell'estate, la piantina di mais maturo ingiallisce e muore, finendo così di convertire energia solare in energia chimica sotto forma di chicchi di grano e fibre vegetali. L'energia solare, a quel punto, serve solo per rinsecchire completamente la pianta di mais e renderla così pronta alla trebbiatura. Anche la coltivazione di colza è soggetta a questo tipo di inefficienza. Per questo è decisamente conveniente, e forse risolutivo, usare l'insilato d'erba per la produzione di gas in luogo del mais o di altre graminacee.

L'insilato d'erba è un “cocktail” di erbe realizzato in modo che, nei campi su cui esso è coltivato, l'erba cresca uniforme e molto fitta durante tutto il periodo dell'anno in cui l'irraggiamento solare consente la crescita dei vegetali. Opportune macchine falciatrici eseguono allora periodicamente delle “tosature” sui campi di insilato tagliandolo e raccogliendolo a debita altezza dal suolo in modo che esso possa ricrescere senza problemi ed essere “tosato” a più riprese fino all'autunno inoltrato. Non esistono quindi periodi morti in cui l'irraggiamento solare non venga sfruttato per la crescita delle piante; da questo punto di vista, la coltivazione dell'insilato è decisamente conveniente, non c'è storia!

Ma che cosa ci si può fare allora con queste massicce quantità di falciato erbaceo che si rigenerano durante tutta la bella stagione? Biogas!

Il falciato può infatti venire tritato e mescolato con i reflui degli allevamenti di suini ed ovini per formare una poltiglia liquamosa da dare in pasto ad opportuni digestori, ovvero degli enormi silos in cui apposite colonie batteriche si nutrono di questa poltiglia producendo appunto gas metano. Gli scarti di questo processo sono infine ricchi di minerali e sostanze che possono partecipare alla concimazione dei terreni che genereranno altro insilato d'erba oppure altri alimenti per gli allevamenti, e così via...

Alla fine, per la produzione di biogas da insilato e reflui degli allevamenti, non si chiede altro che coltivare erba, niente di più semplice. Nessuno poi vieta di coltivare patate o pomodori in un terreno che l'anno precedente era coltivato ad insilato. La medesima "rotazione" non puo' essere invece implementata sui campi di pannelli fotovoltaici, ad esempio. Quindi, da questo punto di vista, la gestione della produzione di biogas è decisamente flessibile. Nella sostanza, con tutto il rispetto per le altre fonti rinnovabili, promuovo la produzione di biogas, nei termini sopra descritti, come fonte di energia rinnovabile veramente risolutiva! Ma risolutiva de che?

Certo, il biogas, assieme a tutte le altre rinnovabili, non può salvare il mondo intero dal collasso industriale; tuttavia, volendo, ne potrebbe salvare una buona parte. Quale che sia questa parte, e da quanti/quali individui ed attività industriali essa possa essere composta, non è dato a sapersi; questo dipenderà da scelte politiche, dai sentimenti della gente e dalla volontà del singolo individuo. Quel che però è certo è che i biocarburanti non saranno mai sufficienti per 7 miliardi di persone; no lo sono stati neppure i combustibili fossili ai tempi in cui, se si voleva più petrolio, bastava eseguire altre trivellazioni.

Ma i tempi ormai stringono, aggiungere altre perforazioni non è più sufficiente, può solo mitigare i problemi. Le borse hanno già iniziato il loro secondo ciclo di ribassi e “panic selling” dopo il 2008; questo tracollo borsistico anticipa di 3-4 mesi ciò che accadrà nell'economia reale: una nuova fase recessiva. Tutto ciò è dovuto all'esaurimento del petrolio di buona qualità, cioè quello facile da estrarre e da raffinare. Difatti, poiché la produzione di qualsiasi materia prima e l'estrazione di qualsiasi minerale richiedono ingenti quantità di petrolio, tutti i costi di produzione industriale salgono inesorabilmente; conseguentemente salgono anche i prezzi dei prodotti finali di consumo, uccidendo così il potere d'acquisto dell'operaio/impiegato a stipendio fisso. La gente inizia allora a privarsi di beni e servizi prima considerati “diritti ineluttabili”; i consumi si riducono, l'economia nel suo complesso si contrae.

I biocombustibili non possono, a questo punto, salvare l'economia mondiale, essi dovranno invece essere sufficienti per il sostentamento di una parte di essa. Per un certo tempo si assisterà a diversi cicli oscillatori verso il basso dell'economia e ad una spaventosa volatilità nel costo delle materie prime. Dal 2007 si sta infatti avverando la seguente sequenza di fasi economiche: 1) le riserve di petrolio e minerali di buona qualità iniziano a scarseggiare mentre la popolazione mondiale è lanciata, sequendo una crescita esponenziale, verso quota 7 miliardi; 2) l'offerta non riesce più a far fronte alla richiesta, per cui crescono a dismisura i costi degli energetici e delle materie prime e di tutto ciò che da essi derivano, compresi i prodotti finiti (anche alimentari) e i servizi; 3) il maggior costo delle vita abbatte i consumi, quindi l'economia si contrae, molte attività ed imprese chiudono i battenti e diminuisce la richiesta generale di materie prime; 4) si registra allora un surplus di materie prime sul mercato, quindi calano i costi delle stesse e, conseguentemente, dei prodotti finiti e dei servizi; 5) chi nel frattempo è sopravvissuto con un'attività o un salario regolare alla recessione di cui al punto 3°, si ritrova improvvisamente con maggior potere d'acquisto rispetto al punto 1°, quindi riprendono i consumi; 6) inevitabilmente aumenta di nuovo la richiesta di materie prime ed energia.

Da qui, il ciclo si ripete riprendendo dal punto 1°, ma questa volta con un PIL globale inferiore rispetto all'inizio del ciclo precedente; difatti nel frattempo si sono consumate altre materie prime (riducendone la disponibilità a livello planetario) e molta gente è uscita dal mondo del lavoro soprattutto perché molte imprese sono fallite o hanno ridotto il proprio fatturato.

Durante questi cicli tutte le materie prime hanno costi estremamente volatili, ma l'automatismo della riduzione nella richiesta, di cui al 3° punto, fa sì che esse non superino mai dei costi oltre i quali l'economia mondiale sarebbe condannata al collasso totale. Il vero problema allora è che, ad ogni ciclo recessivo, sempre più gente resta senza lavoro e non ha un salario con cui mangiare. Soprattutto i più giovani non vedono un futuro e la disoccupazione inizia ad essere percepita come una malattia mortale che colpisce a caso, un po' come un morbo infettivo di origini ignote. Molti padri di famiglia, poi, non riuscendo più a portare a casa uno stipendio e non potendo ammettere davanti ai propri figli di essere dei “perdenti”, scaricano tutta la responsabilità di questa loro condizione sullo Stato e si arrampicano in protesta sui tetti e sulle gru. Purtroppo, quando il numero di questi disagiati diventa confrontabile col numero di coloro che in qualche modo se la passano ancora bene, la situazione degenera nello scontro sociale al punto che i tetti si svuotano di cassintegrati in protesta, ma le piazze si riempiono di gente incappucciata che lancia le molotov.

Naturalmente le imprese ed i professionisti che riescono a sopravvivere alla fase 3) del CEOR (= Ciclo Economico Oscillatorio-Recessivo), entrano nella fase 5) con la disponibilità di risorse e clientela rilasciate dai diretti concorrenti che sono stati costretti a chiudere baracca proprio durante la fase 3). Non a caso, malgrado la crisi “dilagante”, in giro si vedono ancora tante Audi, BMW, Mercedes e tanti SUV all'ultimo grido. E questo con buona pace di operai ed impiegati che vedono il loro stipendio perennemente inchiodato a 1000/1200 € al mese, mentre il costo della vita cresce a vista d'occhio; difatti ormai (ma questo loro non lo sanno) siamo già al termine della fase 2) del secondo CEOR (il primo ha avuto inizio attorno al 2006/2007) e le buste-paga tendono ad alleggerirsi anziché aumentare.

Morale della favola. Nota la causa dei famigerati CEOR ed appurato che non ci si può porre rimedio, dove si andrà allora a finire? Da una parte è inutile accanirsi per consentire al mondo intero di vivere come ha fatto finora, tuttavia non ci si può neppure rassegnare al ritorno al medioevo. La vita continua insomma... o almeno si deve fare il possibile affinché continui. Se i combustibili fossili si esauriscono, è necessario quindi trovare il modo più efficiente per produrre biocombustibili in modo rinnovabile. Naturalmente il nostro pianeta può produrre, nella forma di vegetali da lavorare, solo una quantità limitata di energia ogni anno. Ne consegue che ciascuna nazione che desideri vivere in pace ed in equilibrio col proprio territorio dovrà fare in modo che la propria richiesta di energia scenda fino ad incontrare ciò che, in termini di energia, il territorio stesso riesce ad offrire; tale risultato essa dovrà conseguirlo anche a costo di ridurre opportunamente la propria popolazione, sia che si proceda attraverso un'apposita pianificazione demografica oppure che si lasci che sia la natura stessa, attraverso la fame e l'indigenza, a ridurre “forzatamente” il numero di abitanti.

Contestualmente, se si riuscirà a rendere più efficiente la produzione di biocombustibili, tanto meglio! La scelta della coltivazione dell'insilato d'erba (piuttosto che il mais o la colza), assieme allo sfruttamento dei reflui zootecnici per la produzione di biogas, andrebbe allora proprio in questa direzione: massimizzazione del combustibile prodotto a parità di terreno coltivato.

Questa ricerca di un equilibrio naturale non dovrà allora servire all'economia per crescere, né tanto meno alle borse mondiali (che no esisteranno più) per salire, ma servirà a ciascuna nazione per raggiungere un tenore di vita decente senza dover muovere guerra ad altre nazioni. Il vero economista non sarà più l'edonista incravattato che si dilunga in trastulli mentali sulle opportunità di business e di investimenti, ma sarà colui che troverà i giusti metodi per consentire alla propria gente di lavorare e vivere in equilibrio con le risorse del territorio.
Impresa impossibile? Dobbiamo almeno provarci. Anche se questo non accadrà in tutto il mondo, forse potrà accadere “da qualche parte” nel mondo e i fortunati che vivranno in queste “oasi” relativamente felici saranno eternamente grati a chi, decenni prima, ha pensato efficacemente al loro futuro.

Tutte le discussioni in merito alle soluzioni alla crisi che si sentono in questi giorni (Agosto 2011, ndr) sono semplicemente parole al vento: l'innalzamento dell'età pensionabile, la riduzione del costo del lavoro, il taglio agli sprechi, l'investimento in infrastrutture etc etc. Nulla di tutto ciò, benché argomento di notevole importanza a prescindere da qualsiasi crisi, sarà la vera soluzione dei nostri problemi. Il vero problema è che l'industria, la società ed il vivere civile hanno bisogno di energia e di materie prime per andare avanti. La benzina (quella buona) si sta esaurendo e l'economia sta implodendo NON a causa degli speculatori ribassisti, ma a causa dell'anemia di risorse dei nostri tempi.

Lasciamo però che la gente creda ancora che la colpa di tutti i nostri problemi è degli speculatori; così, finché tutti scaricano le loro frustrazioni su questi capri espiatori, qualcuno come il sottoscritto, lavorando nell'ombra, farà il possibile per capire come rendere ancora possibile la vita su questa Terra.

La vita continua insomma, con l'erba buona... ma non quella che si fuma!

lunedì 21 febbraio 2011

Il peso dello scarto nei pomodori da conserva ed il costo della benzina alla pompa

Quando ero adolescente, durante l'estate, normalmente andavo a lavorare in campagna per la raccolta di pomodori, pesche, mele e pere. In particolare, compiuto il mio 14° anno di età, decisi di cimentarmi nella raccolta dei pomodori, sotto il sole d'Agosto, al soldo di un contadino della mia zona che li vendeva sia al mercato provinciale che alle industrie delle conserve.

Chiaramente i pomodori destinati all'industria, siccome venivano processati in quantità (per l'appunto) industriale senza distinzione di qualità, peso, maturità o gusto, al chilogrammo erano decisamente meno remunerativi dei pomodori di prima scelta venduti al mercato. I processi industriali di produzione di pelati e conserve epuravano il prodotto “grezzo” meccanicamente o per mezzo dell'intervento di operatori umani che, in quanto tali, necessitavano di un'opportuna retribuzione. Nei pomodori raccolti per l'industria c'era allora molto scarto, che naturalmente l'industria non voleva pagare.

In linea di principio si sarebbe potuto raccogliere solo pomodori di prima scelta, tuttavia nella raccolta di un'intera coltivazione è inevitabile fare dello scarto; inoltre se si lasciano sulle piante i pomodori ritenuti di scarto perché troppo piccoli o ammaccati, questi possono fare marcire i pomodori ancora maturandi, possono appesantire inutilmente le piante a cui sono attaccati ed inoltre rendono difficoltosa la raccolta agli operai agricoli che ogni tanto, sotto il sole d'Agosto, prendono inavvertitamente in mano questi “slimer” rossastri nauseabondi. In definitiva, piuttosto che buttare via tutto lo scarto, visto che per un motivo o per l'altro conveniva raccoglierlo, lo si rifilava alle industrie delle conserve.

Tutto bene ad inizio stagione, quando le piante sono fresche ed i pomodori (pure quelli di “scarto”) sono belli rossi e tutti turgidi. Ma poiché, a questo mondo, la vecchiaia avanza anche per le piante di pomodoro, giunge inesorabile, verso la fine della bella stagione, il momento di sbarazzarsene malamente. In tale periodo, di fatto, le piante producono ancora pomodori, ma quasi esclusivamente di scarto. Chiaramente, finché le piante producevano principalmente pomodori di prima scelta, aveva senso, con un minimo sforzo, mettere da parte i pomodori di seconda scelta che venivano raccolti strada facendo; ma quando resta solo un prodotto di seconda scelta sottopagato dalle industrie, non ha più senso perdere tempo a chinarsi sulle piante per staccare un pomodoro alla volta.

In definitiva, a noi ragazzi che lavoravamo in quella raccolta, verso fine Agosto veniva ingiunto di sradicare brutalmente le piante alla radice e di scuoterle sull'apposito cassone in modo che tutti i pomodori rimasti attaccati precipitassero “per gravità”, naturalmente in compagnia di foglie e terriccio vario. Se qualcuno allora, ogni tanto, sente un po' di sabbietta nella degustazione della prelibata pasta al pomodoro da discount... beh, può immaginarne il motivo.

Si può capire allora perché i pomodori “grezzi” che escono dalle aziende agricole vengano quasi regalati alla grande distribuzione, mentre il pomodoro “perfetto” presentato al bancone del supermercato, frutto di un'accurata selezione e confezionamento, ha un costo decisamente impegnativo per la povera massaia di città. Questo effetto dello scarto, naturalmente, si somma all'avidità della grande distribuzione che, per distribuire il prodotto del misero contadino, gli impone prezzi del prodotto grezzo assolutamente ridicoli.

Qualcosa di analogo accade anche alla filiera di estrazione-raffinazione-distribuzione del petrolio. Quello che veramente conta non è tanto il costo del greggio, la cui qualità può peggiorare col tempo, ma il prezzo della benzina alla pompa, estratta dal greggio stesso e la cui qualità è prefissata da opportuni standard per impedire che i motori si ingolfino per via delle eccessive impurità nel carburante. Insomma, la benzina è quella che finisce nel serbatoio delle macchine, non il greggio!! Questo NON è un dettaglio da poco e bisogna farsene una ragione. Finora la qualità del greggio è sempre stata mediamente costante; quindi è sempre stata pressoché costante la “fatica” che si doveva fare per estrarre il prodotto finale utilizzabile dall'utente finale automobilista o camionista. Quindi, finora, l'andamento del costo dei carburanti, sia nelle quotazioni di borsa che alla pompa, hanno sempre seguito abbastanza fedelmente l'andamento del costo del barile; da qualche mese a questa parte, invece, si assiste ad una biforcazione crescente fra costo dei carburanti e del greggio: quando il costo del greggio decresce, il costo delle benzina rimane pressoché invariato; quando il costo del greggio cresce o rimane abbastanza stabile, il costo della benzina aumenta... anche di poco però aumenta!

Queste considerazioni non sono frutto di statistiche occulte o rumors della Rete che nessuno può verificare; basta confrontare l'andamento del costo del petrolio con quello della benzina al seguente link: http://it.advfn.com/materie-prime/. Quindi, per comprendere in tempo reale gli effetti del picco del petrolio CONVENZIONALE, che ha avuto luogo in modo molto smussato a partire da 2005/2006, non è proprio conveniente considerare il costo del greggio in sé; piuttosto è più interessante raffrontarlo con l'andamento dei prezzi sui futures di benzina, gasolio e cherosene. Quelli sono i carburanti che si presentano alla pompa e che sono bruciati dai mezzi di trasporto di tutto il mondo!

Per ritornare alla metafora agreste del pomodoro, anche il prodotto grezzo raccolto dal contadino vale una miseria, ma quello che si presenta sul bancone del supermercato viene venduto (come sembra dire il nome stesso “pomo d'oro”) a peso d'oro. Analogamente, non deve destare scandalo il fatto che il costo del barile sia stabile o in calo e, contestualmente, il costo della benzina alla pompa sia in lenta ma inesorabile crescita. Si parla tanto male dei benzinai o delle compagnie petrolifere che alzano il costo della benzina a ridosso delle vacanze per massimizzare i profitti, quando in realtà la vera questione sta semplicemente nella qualità media del greggio che continua a peggiorare progressivamente in tutto il mondo... La benzina finora CI E' STATA REGALATA, è questa la verità! Tutto grasso che è colato fino a questi ultimi tempi! Ma, naturalmente, questo concetto è ancora oscuro all'automobilista miserabile intento ad arrivare a fine mese nonostante il caro dei carburanti.

Ad ogni modo, difronte ad un evento inevitabile di immani proporzioni come il picco petrolifero, siamo tutti miserabili; il fatto sostanziale è che, per un motivo o per l'altro, il costo dell'energia crescerà, e con esso il costo della vita. Conoscerne le vere cause allora non serve tanto a risolvere i problemi in sé e per sé, ma piuttosto serve a guardare a certi problemi con occhio disincantato e consapevole senza aizzare la propria ira contro falsi capri espiatori... Questo certamente non serve a salvare il mondo ma, a parità di condizioni, può aiutare ciascuno di noi a vivere un po' meglio e con maggiore serenità difronte a problemi che, in passato, non avremmo mai pensato di dover affrontare.