venerdì 7 gennaio 2011

Gesù, Buddha e i Supersaiyan contro l'Impero - Una divagazione sulla lotta millenaria fra crescita spirituale e crescita patrimoniale



Ogni uomo o donna, sulla faccia della Terra, aspira ad un domani migliore per sé e per la sua discendenza. Questo vale anche per chi abbia già ottenuto il massimo che la vita, la tecnologia o la natura possano offrirgli. Ciò che inizialmente era l'aspirazione a condizioni di vita dignitose, successivamente diventa avidità. Insomma, la vita continua anche di fronte alle peggiori sciagure, si guarda sempre avanti, non si può tornare indietro, neppure ci si può fermare. Bisogna sempre crescere, crescere, crescere... ma in che cosa?

Anche il kamikaze mussulmano integralista si suicida per uccidere altre persone presunte infedeli e, secondo una certa superstizione, salire in un sol colpo nella graduatoria spirituale per ritrovarsi, sic et simpliciter, nel paradiso eterno al cospetto di Dio. Questo è un esempio estremo, anzi estremista, del concetto di crescita spirituale che una persona può avere. Tutte le altre religioni invece propongono una crescita spirituale progressiva, attraverso le prove della vita, la rinuncia e la preghiera. In particolare il Buddha e Gesù invitavano all'annullamento di ogni forma di proprietà e desiderio. Da questo punto di vista essi risultano antitetici all'Ebraismo che appare come una religione fortemente patriarcale, in cui si afferma l'ineluttabilità della proprietà privata, concretizzata nel comandamento “Non desiderare la roba d'altri”. Di tale proprietà privata, fra l'altro, farebbero parte anche le donne: “Non desiderare la donna d'altri”.


Di certo Gesù, che molto diplomaticamente non voleva contraddire nessuna delle antiche scritture, accettava questi comandamenti ma intendendoli, all'incirca, nel senso di “non invidiare il prossimo, accogli ciò che la vita ti offre”. Se interpretati nel senso letterale, tali comandamenti appaiono invece come un'apologia della proprietà in patriarcato. ATTENZIONE però, per patriarcato non si intende esclusivamente l'autorità che i padri di famiglia possono esercitare su mogli e figli, bensì, più in generale, si intende il diritto di qualcuno di possedere ed esercitare il proprio comando, totale o parziale, su un insieme di cose/persone e di decidere della loro sorte, naturalmente a proprio vantaggio.

Ora, la struttura organizzativa che vige a livello familiare, si estende inevitabilmente anche ai vertici governativi di una nazione. In particolare le monarchie nascono proprio per governare popolazioni fortemente patriarcali, NON certo per governare popolazioni che credono nell'uguaglianza e nella fraternità. Più in generale, le istituzioni di un Paese tendono normalmente ad omologarsi all'organizzazione che vige nel substrato sociale, composto da famiglie e piccole comunità... e viceversa. In questo modo l'intera nazione è composta in modo omogeneo dalla medesima “materia”, e tutti i livelli istituzionali possono interagire parlando il medesimo linguaggio e condividendo i medesimi valori, siano essi imperniati sull'amore e sul rispetto degli ultimi della Terra, o sulla venerazione del potere e della guerra.

Naturalmente Gesù, parlando alla gente di amore e rispetto nei confronti degli umili, minava alla base le convinzioni su cui si fondava l'Impero, secondo cui era bello e gradito soltanto ciò che risultava utile a vincere e dominare. Non per niente i primi cristiani erano torturati e crocifissi pubblicamente, trattamento questo che Roma riservava ESCLUSIVAMENTE ai traditori dell'impero. Proprio Gesù fu il primo cristiano a cui venne riservato questo trattamento; d'altra parte se gli Israeliti dell'epoca avessero deciso autonomamente di uccidere Gesù, lo avrebbero fatto lapidandolo (poco importa che Ponzio Pilato abbia fatto crocifiggere Gesù per acclamazione degli Israeliti, quella fu soltanto una farsa; ma purtroppo questo non si potrà mai provare...).

Anche dopo la morte di Gesù, si fece il possibile per insabbiare ogni testimonianza degli insegnamenti "rivoluzionari" contenuti nel suo Lieto Annunzio.
Difatti anche quando il Cristianesimo iniziò ad essere tollerato e, in ultima istanza, venne confermato come religione dell'Impero, i poteri forti fecero di tutto per impedire la traduzione e la copia dei Vangeli. Per la legalizzazione della traduzione e diffusione dei Vangeli bisognerà attendere la breccia di Porta Pia; fino a quel tempo, a parte la prima parentesi di Cristianesimo genuino ai tempi delle persecuzioni, la Religione Cattolica fu solo un insieme superstizioni, leggende sui santi (o presunti tali) e feticismo delle reliquie.

D'altra parte lo Stato della Chiesa non era altro che un'emanazione dell'antico Impero Romano in cui era ancora vivo il concetto maschilista di pater familias che decideva sulla vita e sul il destino di moglie e figli. Non a caso, anche oggi, un prete viene chiamato “padre” benché non abbia mai avuto un figlio in vita sua. Gli insegnamenti di Gesù erano allora in pieno contrasto, fra l'altro, anche con questo becero maschilismo che pretendeva di vedere la donna come una proprietà del pater familias.


A prova della notevole considerazione che Gesù aveva delle donne, si possono prendere in considerazione i seguenti punti:

  • Nessuna donna, in tutto il Vangelo, tradisce o rinnega Gesù. Difatti sono le tre Marie a rimanere sotto la croce fino all'ultimo mentre gli apostoli sono tutti scappati o si sono nascosti dopo averlo rinnegato.
  • Gesù, in diverse occasioni, se la prende con i suoi apostoli perché ritiene che non abbiano abbastanza fede. In tutto il Vangelo, invece, non c'è mai una donna che sia scarsa di fede nella sua parola.
  • Nel Vangelo l'unica persona a controbattere alla volontà di Gesù è una donna cananea, appartenente fra l'altro ad una popolazione che la civiltà ebraica riteneva fosse da sterminare (“Donna davvero grande è la tua fede, ti sia fatto quanto hai chiesto”, Matteo 15-28).
  • Gesù accetta di realizzare il suo primo miracolo su richiesta di sua madre Maria.
E' poi certo che, nel contesto di una cultura violenta e patriarcale, molte prove della considerazione che Gesù coltivava nei confronti delle donne siano state censurate od occultate fin dall'inizio dell'evangelizzazione. Poco importa allora che gli apostoli fossero tutti maschi. Difatti per loro si prefiguravano tempi di enormi fatiche e privazioni, viaggi pieni di pericoli e, in alcuni casi, tortura e prigionia. Queste sono tutte fatiche che una donna, dal punto di vista fisico, difficilmente riesce ad affrontare. Durante tutto il Medioevo, la Chiesa di Roma ha invece dato l'idea che vi fosse stato un disegno specifico nell'affidare la prima evangelizzazione a 12 persone di solo sesso maschile; ha fatto cioè credere che solo persone di sesso maschile potessero essere le uniche depositarie della conoscenza, della teologia, e di tutte le responsabilità che riguardavano l'istituzione della Chiesa stessa.

A conferma, poi, dell'antipatriarcalismo del messaggio evangelico, si può anche osservare che Gesù esigeva che, chiunque avesse deciso di seguirlo, rinunciasse a tutti gli averi lasciati dai padri, al punto da rinunciare anche al ricordo stesso di padri e famigliari (A un altro disse: "Seguimi". E costui rispose: "Signore, concedimi di andare a seppellire prima mio padre". Gesù replicò: "Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu va e annunzia il regno di Dio". Luca, 9-59:60). Questo significa che, a livello istituzionale, la Chiesa non doveva detenere alcun potere temporale e che, nel contesto popolare, nessun padre aveva il diritto di influenzare le scelte dei figli che volessero seguire una vita di apostolato ed evangelizzazione (successivamente definita “vita sacerdotale”)... se non è un attacco al patriarcato questo!

Ma Gesù, in fondo, non aveva niente di personale contro il potere, la ricchezza ed il patriarcato; proprio per questo disse: “Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio”. Il problema sostanziale era che, tipicamente, le possibilità di compiere un vero cammino spirituale, per una persona legata alle proprie ricchezze, erano molto remote. Per questo non disse mai che un ricco non avrebbe mai potuto entrare nel Regno dei Cieli, ma che “è più probabile che una corda passi per la cruna di un ago, piuttosto che un ricco entri nel Regno dei Cieli”; poi per un errore di trascrizione la parola “corda” venne tradotta in “cammello”, conferendo alla frase un aspetto molto grottesco, ma il senso è quello.

Anche Gesù allora proponeva un certo modello di CRESCITA, che però risultava implicitamente contrastante col modello di crescita imperiale voluto da Roma; quella proposta da Gesù era difatti una crescita ESCLUSIVAMENTE SPIRITUALE, ed in quanto “crescita” riusciva ad entrare nel cuore delle persone, esattamente come riuscì ad entrare nel cuore delle persone il Buddismo, che proponeva l'ascesi (=crescita) al Nirvana attraverso la rinuncia a qualsiasi forma di desiderio. Ai nostri giorni ci viene invece propinata la crescita economica come unica forma di crescita possibile; il valore del sacrificio per la famiglia, per la patria o, più in generale, per il prossimo, è stato sostituito col sordido edonismo. E' l'Impero che colpisce ancora, che impone la sua versione di crescita. Ma tale crescita richiede sempre maggiori risorse, che però sono limitate.

Ahimè, quando l'irreversibilità del declino economico ("declino economico" non coincide necessariamente con "fine del mondo", ndr) sarà conclamato, la nostra misera società individualista si ritroverà completamente vuota di contenuti. Molti individui che fino al giorno prima spendevano fortune in centri benessere, vestiti griffati ed auto di lusso, si ritroveranno col sedere a terra, nel senso finanziario del termine. Queste persone, private di tutti quei beni effimeri e di consumo che alimentavano il loro insulso ego, si troveranno improvvisamente vuoti, senza un'anima, senza uno scopo, senza nulla di cui compiacersi. Nella sostanza questi individui diventeranno veri e propri zombies che, in taluni casi, potrebbero pensare di scaricare le proprie frustrazioni su qualsiasi cosa che si muova e respiri...

Gli attivisti che si occupano dei limiti dello sviluppo fanno allora bene a parlare di “decrescita felice” ma, per contro, tutti assieme dovrebbero mettere a punto un modello di crescita alternativo che soppianti la crescita economica esponenziale, fine a se stessa, che finora ha rappresentato l'unica ragione di vita per l'intero Occidente. Tale crescita deve essere molto più orientata alla spiritualità ed al progresso collettivo; deve lasciare intravedere, ad esempio, la possibilità di ulteriori progressi scientifici e tecnologici (vedi viaggi nello spazio, acceleratori di particelle, reti neurali di calcolatori etc etc) e di ulteriori avvicinamenti culturali fra i popoli.

La questione della crescita individuale e collettiva è in realtà una faccenda molto seria. Un individuo nasce col primo scopo essenziale di crescere fisicamente ed intellettualmente sino alla maggiore età, cioè fino ai 20 anni inoltrati; successivamente vorrà accrescere il proprio reddito, ma questa è un'altra storia... Proprio i bambini sono allora le persone maggiormente attratte da tutto ciò che evolve, si trasforma e, possibilmente, diventa sempre più forte.

Durante l'università, per fare su qualche soldo, facevo animazione presso una scuola elementare cattolica. Sostanzialmente facevo giocare i bambini a calcio durante la ricreazione. In quel periodo i ragazzini andavano tutti pazzi per Dragon Ball; anche a me piaceva molto quel cartone-animato, specialmente perché i personaggi acquisivano i loro poteri non per concessione dall'alto o per mera ereditarietà genetica, ma a seguito di continue sfide, sacrifici, e difficoltà sovrumane. Grazie a tutto ciò, diventavano spiritualmente sempre più potenti ed, alla fine, diventavano invincibili nella forma di Supersaiyan. Per contro, i supereroi americani della Marvell, ad esempio, non mi sono mai piaciuti perché ottenevano sempre i loro poteri grazie ad uno scherzo del destino o per qualche forma di ereditarietà genetica (si veda il tanto blasonato Superman); erano troppo statici ed anche un pò paraculi. D'altra parte i supereroi della Marvell sono semplicemente il frutto di una cultura fortemente edonistica, mentre Dragon Ball e molti altri cartoni-animati giapponesi sono frutto di una cultura orientale imperniata sulla crescita spirituale, sull'evoluzione e sul superamento dei propri limiti.

Insomma, i bambini nascono già con un concetto molto profondo di crescita spirituale ed interiore; poi è la società, assieme alla scuola, che li uccide (nel senso psicologico del termine) e li omologa al quieto vivere ed alla ricerca del gadget tecnologico o del pantalone firmato.

Lo ripeto ancora: la questione della crescita individuale e collettiva è una faccenda molto seria! Parlare solo di decrescita, fine a sè stessa esattamente come la crescita, non sarà sufficiente a motivare la gente ad affrontare un futuro pieno di difficoltà e rinunce a comodità che oggi sono considerate inalienabili. Attivisti peak oilers e sedicenti ambientalisti di tutta la Terra, guardate a Gesù, a Buddha, a chi vi pare, ma escogitate un piano di CRESCITA veramente convincente e molto più spirituale di quello che finora avete proposto. L'Impero sta vacillando, inventate anche voi il vostro Dragon Ball, i bambini ci insegnano...

martedì 4 gennaio 2011

La dignità di quegli “sporchi lavori" che qualcuno deve pur fare




Se sei un/una adolescente di circa 14 anni e devi decidere quali studi superiori seguire, o un/una ragazzo/a di circa 18 anni e devi decidere a quale corso universitario iscriverti, ma infondo pensi che studiare, in questo contesto di crisi occupazionale, non serva assolutamente a niente se non si hanno talenti o raccomandazioni particolari, ebbene... HAI INDOVINATO!!

Ma allora, per gli stessi motivi, non andare a studiare significherebbe semplicemente essere disoccupati subito, piuttosto che esserlo dopo diversi anni di studio. Ciò detto, qualcuno potrebbe allora osservare che, se non altro, andando a studiare ci si forma un certo “bagaglio culturale” di cui si potrà far tesoro quando “l'economia ritornerà a tirare” e gli sbocchi professionali ritorneranno ad essere “numerosi” anche per tutti coloro che hanno seguito studi non prettamente tecnici.

Purtroppo, però, i presupposti, ovvero i luoghi comuni che portano a queste considerazioni, sono fatalmente errati, nel senso che hanno già portato milioni di giovani a compiere diversi ERRORI FATALI durante la propria vita. Mettiamo allora i puntini sulle “i”:

  1. Innanzitutto la ripresa, nei termini attesi dagli economisti bocconiani (i guru dell'umanità al servizio del PIL), non ci sarà più, piaccia oppure no! E comunque non deve essere il famigerato +1,1% a risolverci i problemi della vita...

  2. Il termine “bagaglio culturale” o “cultura”, vuole dire tutto ed anche niente. Anche la persona più colta di questa Terra può essere incapace di dire, fare o pensare alcunché di socialmente o intellettualmente utile.

  3. Non è poi detto che un lavoro intellettuale sia meno faticoso ed impegnativo di un lavoro manuale. Tipicamente, infatti, sono proprio gli impiegati ad essere i più stressati, soprattutto a causa di orari di lavoro molto irregolari in certi uffici...

  4. Il lavoro, ad esempio di contadino o pastore, può essere fisicamente faticoso, ma decisamente NON deve essere considerato umile, visto che è il contadino che, col suo duro lavoro, DA' DA MANGIARE anche all'aristocratico che viaggia in SUV.

  5. Se non si prosegue con gli studi, ci sono da subito molte possibilità lavorative per aspiranti operai agricoli, operai metalmeccanici, camerieri, traslocatori, imbianchini etc etc. Ci si deve però scordare, una volta per tutte, dell'aspirazione al comodo (o presunto tale) lavoro dietro alla scrivania.

In particolare, la professione (perché tale deve essere considerata) di operaio agricolo è ormai relegata ad extracomunitari sottopagati; nessuno vuole più riprendere contatto con la terra che ci nutre. Purtroppo viviamo in una società in cui casalinghe e singles medio-borghesi di ogni età vanno, perlopiù, a procurarsi il cibo nei soliti centri commerciali dove tutto il cibo è pronto in vaschetta o in sacchetto, spesso precotto. I bambini crescono ormai con l'idea che esistano gli alberi delle vaschette e dei sacchetti, o che certe prelibatezze piovano dallo spazio profondo come per incanto o per concessione degli alieni.

Certo, qualcuno potrebbe dirmi “fallo tu l'operaio agricolo, visto che ci credi tanto!”. Ed infatti, come già accennato in un precedente post, da adolescente ho anche praticato l'attività di operaio agricolo, ma ho sempre avuto vocazione per la tecnologia ed il lavoro intellettuale. Il mio attuale lavoro, molto in linea con i miei titoli di studio, a modo suo NON è meno faticoso di quello di operaio agricolo; alla sera, dopo aver spremuto ogni risorsa del mio cervello, ho la forza di volontà appena sufficiente per salire in macchina e tornare a casa. Alcuni miei amici coetanei, che da sempre svolgono lavori manuali, non ce la farebbero mai a reggere un'attività lavorativa intellettuale e sedentaria come la mia; anche loro, però, alla sera sono stanchi ed hanno appena la forza fisica per salire in macchina e tornare a casa... ciascuno ha la sua croce, è questo il punto! Quindi nella scelta se continuare a studiare oppure no ed, in caso affermativo, quale corso di studio seguire, ogni adolescente non deve chiedersi qual'è il lavoro più comodo, prestigioso e meglio retribuito che desideri svolgere, ma qual'è la croce che meglio riuscirà a sopportare fino al giorno del suo pensionamento (semmai dovesse riuscire ad arrivarci...).

La scuola, dal canto suo, tende invece ad insegnare ai giovani che conviene sempre proseguire negli studi superiori ed universitari per farsi una posizione nella vita; ma questo, naturalmente, solo perché gli studenti sono la materia prima della scuola e delle università stesse! Non esisterà mai un insegnante che scoraggerà qualche studente a proseguire negli studi. E' come se un pasticcere consigliasse ai suoi clienti obesi di seguire una dieta ferrea fino al raggiungimento del peso-forma ideale. A seguito, quindi, di questa campagna diffamatoria strisciante ai danni del lavoro manuale, si incolpa lo Stato per il fatto di non riuscire a collocare adeguatamente questo esercito di laureati in materie la cui utilità, assieme ai cerchi nel grano e alla massa oscura dell'Universo, compare ancora fra i misteri irrisolti della scienza moderna. In fondo anche il corpo docenti, in generale, forma una propria lobby; peccato che questa lobby speculi sulle vite e sulla buona fede di milioni di giovani.

I giovani non dovrebbero quindi protestare per i tagli all'istruzione, ormai sovradimensionata rispetto alle opportunità professionali offerte dal mondo del lavoro reale (e non quello immaginato dai docenti); dovrebbero invece protestare per l'eccessivo disprezzo a cui sono sottoposte tutte le attività lavorative cosiddette “umili”, ma di cui TUTTI HANNO VITALE BISOGNO, finanche l'aristocratico in SUV. Bisogna, in sostanza, ritornare alla lotta per i diritti dei lavoratori... ma non solo dei lavoratori nelle grandi fabbriche, che normalmente consentono a certi sindacati di farsi molta pubblicità, ma anche dei netturbini, degli operai agricoli nelle piccole aziende di campagna, delle badanti, dei pastori, dei muratori, degli idraulici etc etc etc.

Tutte queste mansioni, che sono degne di grande rispetto poiché, di esse, la nostra società NON può assolutamente fare a meno, devono essere adeguatamente tutelate e remunerate, altrimenti nessuno vorrà più svolgerle, e per molto tempo ancora ci saranno a spasso milioni di studenti in protesta perché non riescono a trovare lavoro come sociologi o filosofi.