mercoledì 10 agosto 2011

Le borse mondiali collassano? La vita continua con l'erba buona


La festa sta finendo, per decenni si era pensato ad un futuro di “magnifiche sorti e progressive” grazie alla vittoria dell'ingegno umano sulla natura. In realtà, per i prossimi tempi, di progressivo ci sarà solo l'indebitamento e successivamente il conflitto, sia esso sociale ed interno al singolo paese, oppure fra più paesi con sbocco verso nuove guerre eventualmente di portata mondiale.

Ritengo allora che “magnifiche sorti e progressive” possano esserci, ma non adesso e, comunque, a patto che riusciamo a sopravvivere a noi stessi per i prossimi 70/80 anni. Ritengo che la tecnologia che possa permettere all'umanità di compiere il famoso “salto nello spazio” debba prevedere la possibilità di “sintetizzare” antimateria dalla luce solare catturata direttamente in prossimità della nostra stella. L'antimateria così sintetizzata dovrà allora essere opportunamente confinata in appositi “involucri gravitazionali a distorsione spaziale”, ovvero campi gravitazionali artificiali del tutto simili a quello generato dalla massa sferica terrestre ma molto più concentrati e su piccola scala. Una massa “m” di antimateria così prodotta, annichilendosi con una massa equivalente di materia, genererà a sua volta un'energia pari a E=2*mc², producendo così grandi quantità di onde elettromagnetiche da convertire in energia elettrica per mezzo di opportuni ricettori a nanoantenne, oppure da fare collimare per generare propulsione (invece di un getto di gas combustibile come negli attuali razzi, si userebbe un “getto di onde elettromagnetiche” concentrate). Ad esempio, un litro di acqua annichilendosi con un litro di “antiacqua” produrrebbe 18*1016 Joule = 5*1013 kWh di energia... 'na bella botta di vita!
 
Fico eh?! Ma non adesso!!

Eh sì, per ora, e fino ai nostri ultimi giorni, ce la dovremo guadagnare a caro prezzo la nostra pagnotta! Forse qualcuno dei nostri pronipoti (se ne esisteranno, ndr) riuscirà a vedere un propulsore aerospaziale ad antimateria. Noi gente del 2011, invece, dobbiamo preoccuparci di come ricavare biocombustibile (tipicamente gas) dalle biomasse e massimizzare la produzione di energia elettrica da luce solare attraverso il fotovoltaico ed il solare termodinamico. La mobilità privata dovrà andare a biogas/biodiesel per spostamenti medio/lunghi, mentre la mobilità cittadina, auspicabilmente, sarà fondata sui veicoli elettrici.
Comunque la cosa certa è che, restando alle tecnologie attualmente disponibili, tutta la mobilità mondiale NON si potrà mai basare completamente sui veicoli elettrici; e questo per due motivi molto semplici:
  1. La disponibilità generale di energia elettrica che già adesso, a livello locale, risulta spesso appena sufficiente ad alimentare il boom nell'utilizzo dei climatizzatori durante i periodi estivi, non riuscirebbe certamente a sostenere la continua ricarica di milioni di veicoli elettrici a livello planetario.
  1. Il massiccio impiego di veicoli elettrici causerebbe una massiccia estrazione di terre rare per la costruzione dei nuclei ferromagnetici dei motori elettrici. Si tenga presente che, attualmente, la Cina produce il 95% delle terre rare comunemente usate laddove, come dice il nome stesso, tali terre non sono di certo presenti in quantità infinita sulla crosta terrestre.
Proprio in merito a questo punto va precisato che gli unici giacimenti considerevoli di terre rare, oltre a quelli della Cina, si trovano nel territorio statunitense; tuttavia essi sono in disuso da decenni in quanto non riuscivano a reggere la competizione con l'attività estrattiva cinese e comunque, anche se si decidesse di continuarne lo sfruttamento, impiegheranno una decina di anni per essere ripristinati. Si tenga anche presente che, nell'impiego che è stato messo in atto finora delle terre rare, non è stato previsto alcuno standard per il reimpiego dei nuclei ferromagnetici da esse ricavati; quindi anche il recupero e la fusione dei metalli magnetici per la costruzione di nuovi magneti comporterà necessariamente procedure di lavorazione estremamente inefficienti ed energivore.

In definitiva l'impiego di soli veicoli elettrici per tutta la mobilità planetaria non solo non è conveniente, ma non è neppure possibile. Per questo i biocarburanti sono di importanza strategica per la sopravvivenza di un minimo di mobilità che possa contribuire alla sopravvivenza, magari in una forma molto più “morbida”, del mondo industriale e del vivere civile come noi lo conosciamo.

Tempo fa pensavo anch'io che il biodiesel, ricavato da mais o colza, fosse un'aberrazione in quanto si sottraeva terreno prezioso alla coltivazione alimentare... ed infatti lo è! Tuttavia bisogna mettersi una mano sulla coscienza e farsene una ragione del fatto che, quando i combustibili fossili saranno in via di esaurimento o tenuti sotto chiave come “riserva strategica”, si dovranno ancora utilizzare gasolio e benzina e, visto che non si potranno più estrarre dal sottosuolo, essi dovranno necessariamente essere ricavati dal “soprasuolo” !! Questa non è un'opzione, piuttosto è un obbligo; pena: il ritorno all'età della pietra... o peggio.

Purtroppo però il mais, come fonte di biocombustibile, pone un serio problema: la sua coltivazione è energeticamente inefficiente rispetto alla coltivazione di piante erbacee, arbusti ed alberi. Difatti il mais impiega del tempo per germogliare e crescere dopo che l'irraggiamento solare, in primavera, inizia ad essere sufficiente per la crescita dei vegetali. Le piantine di mais devono poi essere seminate a debita distanza fra di loro, per cui gran parte dell'energia solare arriva al suolo inaridendo il terreno finché le piantine di mais non raggiungono dimensioni sufficienti a coprire completamente il suolo stesso.

Successivamente, e molto prima della fine dell'estate, la piantina di mais maturo ingiallisce e muore, finendo così di convertire energia solare in energia chimica sotto forma di chicchi di grano e fibre vegetali. L'energia solare, a quel punto, serve solo per rinsecchire completamente la pianta di mais e renderla così pronta alla trebbiatura. Anche la coltivazione di colza è soggetta a questo tipo di inefficienza. Per questo è decisamente conveniente, e forse risolutivo, usare l'insilato d'erba per la produzione di gas in luogo del mais o di altre graminacee.

L'insilato d'erba è un “cocktail” di erbe realizzato in modo che, nei campi su cui esso è coltivato, l'erba cresca uniforme e molto fitta durante tutto il periodo dell'anno in cui l'irraggiamento solare consente la crescita dei vegetali. Opportune macchine falciatrici eseguono allora periodicamente delle “tosature” sui campi di insilato tagliandolo e raccogliendolo a debita altezza dal suolo in modo che esso possa ricrescere senza problemi ed essere “tosato” a più riprese fino all'autunno inoltrato. Non esistono quindi periodi morti in cui l'irraggiamento solare non venga sfruttato per la crescita delle piante; da questo punto di vista, la coltivazione dell'insilato è decisamente conveniente, non c'è storia!

Ma che cosa ci si può fare allora con queste massicce quantità di falciato erbaceo che si rigenerano durante tutta la bella stagione? Biogas!

Il falciato può infatti venire tritato e mescolato con i reflui degli allevamenti di suini ed ovini per formare una poltiglia liquamosa da dare in pasto ad opportuni digestori, ovvero degli enormi silos in cui apposite colonie batteriche si nutrono di questa poltiglia producendo appunto gas metano. Gli scarti di questo processo sono infine ricchi di minerali e sostanze che possono partecipare alla concimazione dei terreni che genereranno altro insilato d'erba oppure altri alimenti per gli allevamenti, e così via...

Alla fine, per la produzione di biogas da insilato e reflui degli allevamenti, non si chiede altro che coltivare erba, niente di più semplice. Nessuno poi vieta di coltivare patate o pomodori in un terreno che l'anno precedente era coltivato ad insilato. La medesima "rotazione" non puo' essere invece implementata sui campi di pannelli fotovoltaici, ad esempio. Quindi, da questo punto di vista, la gestione della produzione di biogas è decisamente flessibile. Nella sostanza, con tutto il rispetto per le altre fonti rinnovabili, promuovo la produzione di biogas, nei termini sopra descritti, come fonte di energia rinnovabile veramente risolutiva! Ma risolutiva de che?

Certo, il biogas, assieme a tutte le altre rinnovabili, non può salvare il mondo intero dal collasso industriale; tuttavia, volendo, ne potrebbe salvare una buona parte. Quale che sia questa parte, e da quanti/quali individui ed attività industriali essa possa essere composta, non è dato a sapersi; questo dipenderà da scelte politiche, dai sentimenti della gente e dalla volontà del singolo individuo. Quel che però è certo è che i biocarburanti non saranno mai sufficienti per 7 miliardi di persone; no lo sono stati neppure i combustibili fossili ai tempi in cui, se si voleva più petrolio, bastava eseguire altre trivellazioni.

Ma i tempi ormai stringono, aggiungere altre perforazioni non è più sufficiente, può solo mitigare i problemi. Le borse hanno già iniziato il loro secondo ciclo di ribassi e “panic selling” dopo il 2008; questo tracollo borsistico anticipa di 3-4 mesi ciò che accadrà nell'economia reale: una nuova fase recessiva. Tutto ciò è dovuto all'esaurimento del petrolio di buona qualità, cioè quello facile da estrarre e da raffinare. Difatti, poiché la produzione di qualsiasi materia prima e l'estrazione di qualsiasi minerale richiedono ingenti quantità di petrolio, tutti i costi di produzione industriale salgono inesorabilmente; conseguentemente salgono anche i prezzi dei prodotti finali di consumo, uccidendo così il potere d'acquisto dell'operaio/impiegato a stipendio fisso. La gente inizia allora a privarsi di beni e servizi prima considerati “diritti ineluttabili”; i consumi si riducono, l'economia nel suo complesso si contrae.

I biocombustibili non possono, a questo punto, salvare l'economia mondiale, essi dovranno invece essere sufficienti per il sostentamento di una parte di essa. Per un certo tempo si assisterà a diversi cicli oscillatori verso il basso dell'economia e ad una spaventosa volatilità nel costo delle materie prime. Dal 2007 si sta infatti avverando la seguente sequenza di fasi economiche: 1) le riserve di petrolio e minerali di buona qualità iniziano a scarseggiare mentre la popolazione mondiale è lanciata, sequendo una crescita esponenziale, verso quota 7 miliardi; 2) l'offerta non riesce più a far fronte alla richiesta, per cui crescono a dismisura i costi degli energetici e delle materie prime e di tutto ciò che da essi derivano, compresi i prodotti finiti (anche alimentari) e i servizi; 3) il maggior costo delle vita abbatte i consumi, quindi l'economia si contrae, molte attività ed imprese chiudono i battenti e diminuisce la richiesta generale di materie prime; 4) si registra allora un surplus di materie prime sul mercato, quindi calano i costi delle stesse e, conseguentemente, dei prodotti finiti e dei servizi; 5) chi nel frattempo è sopravvissuto con un'attività o un salario regolare alla recessione di cui al punto 3°, si ritrova improvvisamente con maggior potere d'acquisto rispetto al punto 1°, quindi riprendono i consumi; 6) inevitabilmente aumenta di nuovo la richiesta di materie prime ed energia.

Da qui, il ciclo si ripete riprendendo dal punto 1°, ma questa volta con un PIL globale inferiore rispetto all'inizio del ciclo precedente; difatti nel frattempo si sono consumate altre materie prime (riducendone la disponibilità a livello planetario) e molta gente è uscita dal mondo del lavoro soprattutto perché molte imprese sono fallite o hanno ridotto il proprio fatturato.

Durante questi cicli tutte le materie prime hanno costi estremamente volatili, ma l'automatismo della riduzione nella richiesta, di cui al 3° punto, fa sì che esse non superino mai dei costi oltre i quali l'economia mondiale sarebbe condannata al collasso totale. Il vero problema allora è che, ad ogni ciclo recessivo, sempre più gente resta senza lavoro e non ha un salario con cui mangiare. Soprattutto i più giovani non vedono un futuro e la disoccupazione inizia ad essere percepita come una malattia mortale che colpisce a caso, un po' come un morbo infettivo di origini ignote. Molti padri di famiglia, poi, non riuscendo più a portare a casa uno stipendio e non potendo ammettere davanti ai propri figli di essere dei “perdenti”, scaricano tutta la responsabilità di questa loro condizione sullo Stato e si arrampicano in protesta sui tetti e sulle gru. Purtroppo, quando il numero di questi disagiati diventa confrontabile col numero di coloro che in qualche modo se la passano ancora bene, la situazione degenera nello scontro sociale al punto che i tetti si svuotano di cassintegrati in protesta, ma le piazze si riempiono di gente incappucciata che lancia le molotov.

Naturalmente le imprese ed i professionisti che riescono a sopravvivere alla fase 3) del CEOR (= Ciclo Economico Oscillatorio-Recessivo), entrano nella fase 5) con la disponibilità di risorse e clientela rilasciate dai diretti concorrenti che sono stati costretti a chiudere baracca proprio durante la fase 3). Non a caso, malgrado la crisi “dilagante”, in giro si vedono ancora tante Audi, BMW, Mercedes e tanti SUV all'ultimo grido. E questo con buona pace di operai ed impiegati che vedono il loro stipendio perennemente inchiodato a 1000/1200 € al mese, mentre il costo della vita cresce a vista d'occhio; difatti ormai (ma questo loro non lo sanno) siamo già al termine della fase 2) del secondo CEOR (il primo ha avuto inizio attorno al 2006/2007) e le buste-paga tendono ad alleggerirsi anziché aumentare.

Morale della favola. Nota la causa dei famigerati CEOR ed appurato che non ci si può porre rimedio, dove si andrà allora a finire? Da una parte è inutile accanirsi per consentire al mondo intero di vivere come ha fatto finora, tuttavia non ci si può neppure rassegnare al ritorno al medioevo. La vita continua insomma... o almeno si deve fare il possibile affinché continui. Se i combustibili fossili si esauriscono, è necessario quindi trovare il modo più efficiente per produrre biocombustibili in modo rinnovabile. Naturalmente il nostro pianeta può produrre, nella forma di vegetali da lavorare, solo una quantità limitata di energia ogni anno. Ne consegue che ciascuna nazione che desideri vivere in pace ed in equilibrio col proprio territorio dovrà fare in modo che la propria richiesta di energia scenda fino ad incontrare ciò che, in termini di energia, il territorio stesso riesce ad offrire; tale risultato essa dovrà conseguirlo anche a costo di ridurre opportunamente la propria popolazione, sia che si proceda attraverso un'apposita pianificazione demografica oppure che si lasci che sia la natura stessa, attraverso la fame e l'indigenza, a ridurre “forzatamente” il numero di abitanti.

Contestualmente, se si riuscirà a rendere più efficiente la produzione di biocombustibili, tanto meglio! La scelta della coltivazione dell'insilato d'erba (piuttosto che il mais o la colza), assieme allo sfruttamento dei reflui zootecnici per la produzione di biogas, andrebbe allora proprio in questa direzione: massimizzazione del combustibile prodotto a parità di terreno coltivato.

Questa ricerca di un equilibrio naturale non dovrà allora servire all'economia per crescere, né tanto meno alle borse mondiali (che no esisteranno più) per salire, ma servirà a ciascuna nazione per raggiungere un tenore di vita decente senza dover muovere guerra ad altre nazioni. Il vero economista non sarà più l'edonista incravattato che si dilunga in trastulli mentali sulle opportunità di business e di investimenti, ma sarà colui che troverà i giusti metodi per consentire alla propria gente di lavorare e vivere in equilibrio con le risorse del territorio.
Impresa impossibile? Dobbiamo almeno provarci. Anche se questo non accadrà in tutto il mondo, forse potrà accadere “da qualche parte” nel mondo e i fortunati che vivranno in queste “oasi” relativamente felici saranno eternamente grati a chi, decenni prima, ha pensato efficacemente al loro futuro.

Tutte le discussioni in merito alle soluzioni alla crisi che si sentono in questi giorni (Agosto 2011, ndr) sono semplicemente parole al vento: l'innalzamento dell'età pensionabile, la riduzione del costo del lavoro, il taglio agli sprechi, l'investimento in infrastrutture etc etc. Nulla di tutto ciò, benché argomento di notevole importanza a prescindere da qualsiasi crisi, sarà la vera soluzione dei nostri problemi. Il vero problema è che l'industria, la società ed il vivere civile hanno bisogno di energia e di materie prime per andare avanti. La benzina (quella buona) si sta esaurendo e l'economia sta implodendo NON a causa degli speculatori ribassisti, ma a causa dell'anemia di risorse dei nostri tempi.

Lasciamo però che la gente creda ancora che la colpa di tutti i nostri problemi è degli speculatori; così, finché tutti scaricano le loro frustrazioni su questi capri espiatori, qualcuno come il sottoscritto, lavorando nell'ombra, farà il possibile per capire come rendere ancora possibile la vita su questa Terra.

La vita continua insomma, con l'erba buona... ma non quella che si fuma!

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